La Repubblica delle Idee

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LA FORZA DELLE IMMAGINI/TALK

Martedì 30 maggio, ore 18.30
CONCORSO GD4PHOTOART - V EDIZIONE
INCONTRO CON I SELEZIONATORI E GLI ARTISTI
Nell’ambito del concorso GD4PhotoArt, quattro curatori e quattro giovani autori provenienti da tutto il mondo discutono del futuro della fotografia alla luce delle trasformazioni in atto nel mondo della produzione, nella società e nel territorio, esplorando il rapporto tra sviluppi locali e tendenze globali.

LO STATO DELLA FOTOGRAFIA OGGI
I selezionatori dialogano con Urs Stahel

Marta Dahò (curatrice indipendente, Spagna), Lesley Martin (Aperture Foundation, New York, USA), Michiko Kasahara (Tokyo Photographic Art Museum, Giappone), Rodrigo Gómez Rovira (Festival Internacional Fotografía Valparaíso, Cile).

QUATTRO FOTOGRAFI, QUATTRO MONDI
Gli artisti finalisti dialogano con François Hébel

Mari Bastashevski (Danimarca-Russia), Sara Cwynar (Canada), Sohei Nishino (Giappone), Cristóbal Olivares (Cile), finalisti del concorso GD4PhotoArt.

 

Mercoledì 14 giugno, ore 18.00
MAURIZIO LAZZARATO
LA MACCHINA DEL CAPITALISMO CONTEMPORANEO TRA FINANZA, LAVORO, TECNICA E POTERE
Maurizio Lazzarato, sociologo e filosofo, vive e lavora a Parigi, dove svolge attività di ricerca sulle trasformazioni del lavoro e le nuove forme di movimenti sociali. È autore di numerosi saggi tra cui La fabbrica dell’uomo indebitato (2012), Il governo dell’uomo indebitato (2013), Marcel Duchamp e il rifiuto del lavoro (2014).

Introduce Urs Stahel


AMARTYA SEN

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AMARTYA SEN
Salute e sanità universali: un obiettivo davvero irraggiungibile?

Introduce e coordina: Armando Massarenti

Un sistema sanitario universalistico è spesso ritenuto un obiettivo ideale, un sogno utopistico e sostanzialmente irrealizzabile. Le esperienze di alcuni paesi come Rwanda, Thailandia e​ Bangladesh suggeriscono tuttavia una prospettiva possibile e un orizzonte meno fatalista. 
Invece di procedere verso una privatizzazione indiscriminata dei servizi sanitari a livello di base, la presa in carico di questi ultimi, in una fase iniziale, da parte dell’intervento pubblico può favorire processi che conducono a sistemi​ più maturi​ e integrati, riuscendo a sostenere anche la crescita economica.

 

Biografia
Amartya Sen, di nazionalità indiana, è uno dei massimi esperti al mondo di economia del welfare, nonché una delle voci internazionali più autorevoli nella lotta a povertà, disuguaglianza e deprivazione delle donne. Oltre alla teoria economica e della scelta sociale, Sen ha contribuito allo sviluppo della filosofia politica, morale e legale; allo studio delle cause e delle misure preventive delle carestie e disuguaglianze legate alle classi e al sesso; all’economia dello sviluppo; alla teoria assiomatica della scelta e alla teoria decisionale. I suoi libri sono stati tradotti in tutte le principali lingue del mondo. Amartya Sen è Thomas W. Lamont University Professor, Professore di Economia e Filosofia ad Harvard ed e stato fino al 2004 Master del Trinity College, Cambridge University. Precedentemente è stato Professor di Economia alla Jadavpur University di Calcutta, alla Delhi School of Economics, alla Cambridge University, alla London School of Economics ed è statoDrummond Professor di Economia Politica alla Oxford University.
Nel corso della sua carriera ha ricevuto più di 100 lauree ad honorem ed è stato insignito di prestigiosi premi, tra i quali, nel 1998, il Premio Nobel per l'Economia, per il suo lavoro pionieristico in economia del benessere e teoria della scelta sociale. 

La partecipazione è gratuita con prenotazione obbligatoria, fino a esaurimento dei posti.
Al raggiungimento della massima capienza dell’Auditorium, sarà possibile seguire la conferenza in streaming in altri spazi di MAST.


HUMAN RIGHTS NIGHTS 2017

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La Fondazione MAST ospita l’inaugurazione della XVII edizione del festival Human Rights Nights, rassegna di cinema, arte, musica e incontri per i diritti umani.
Conflitti e resistenze è il tema di quest’anno. 

 

Venerdì 5 maggio, ore 20.00
Apertura Human Rights Nights 2017

CINA, MODERNIZZAZIONE E SOCIETÀ
KU QIAN (BITTER MONEY) di Wang Bing , Cina 2016, 150’
Il film Ku Qian (Bitter Money) offre uno spaccato del mondo del lavoro a ore nelle grandi città industriali cinesi. Alcuni operai partono da un paesino dell’Est della Cina per trasferirsi in città, ingaggiati da piccole fabbriche tessili. Un nuovo lavoro li attende, un mutamento profondo di abitudini e relazioni, in condizioni più dure di quanto si aspettassero. Perché la città si impone inesorabilmente. I rumori ambientali sovrastano le voci, le abitudini alimentari cambiano drasticamente, i rapporti umani iniziano a subire incrinature, negli stabili stracolmi di persone non c’è più privacy, la terrazza diventa un rifugio per conversazioni private.

Il film è stato presentato alla 73a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, La Biennale di Venezia, KU QIAN ha ottenuto il Premio Orizzonti per la migliore sceneggiatura e il Premio speciale per il Cinema dei diritti umani Human Rights Nights Award 2016.

Introducono

Mariella Criscuolo, Fondazione MAST
Alessandra Scagliarini, Università di Bologna
Andrea Morini, Cineteca di Bologna
Giulia Grassilli, Human Rights Nights

 

Sabato 6 maggio, ore 18.00
CINA, MODERNIZZAZIONE E SOCIETÀ
THE DAY BEFORE CHINESE NEW YEAR di Lam Can-Zhao (Cina 2016, 23')
Il giorno prima del Capodanno Cinese, Mr. Monkey taglia la legna, accende il fuoco, cucina come se niente fosse… infatti non capita mai niente…

THE ROAD di Zanbo Zhang, Cina 2015, 95’
Per tre decadi il mondo è stato testimone del rapido sviluppo economico della Cina. Nel 2008 il governo cinese decide di investire 586 miliardi di dollari in infrastrutture e benessere sociale per minimizzare l’impatto della crisi finanziaria globale. Il regista Zanbo Zhang documenta dal punto di vista della popolazione locale, dell’impresa di costruzioni e dei lavoratori gli abusi perpetrati nel corso della costruzione di una gigantesca autostrada che attraversa un villaggio nella provincia di Hunan. I lavori sono in mano a membri corrotti del partito, gangster locali e impiegati negligenti. Molte case di residenti vengono danneggiate dagli esplosivi e l’impresa non paga i suoi dipendenti. Le strutture inoltre sono di scarsa qualità e completamente illegali.

Introducono

Mariella Criscuolo, Fondazione MAST
Sabrina Ardizzoni, Università di Bologna


LAVORO IN MOVIMENTO

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Video di Yuri Ancarani, Gaëlle Boucand, Chen Chieh-jen, Willie Doherty, Harun Farocki / Antje Ehmann, Pieter Hugo, Ali Kazma, Eva Leitolf, Armin Linke, Gabriela Löffel, Ad Nuis, Julika Rudelius e Thomas Vroege


La Fondazione MAST presenta per la prima volta dalla sua apertura un progetto espositivo interamente dedicato all’immagine in movimento, con 18 opere di 14 artisti internazionali. Se finora il racconto dell’industria e del lavoro è passato attraverso un percorso scandito dalla narrazione fotografica, in questa mostra sono i video a darne una rappresentazione visiva. Mediante l’interpretazione filmata della realtà, lo sguardo della videocamera è in grado di testimoniare la mutabilità di un mondo – quello del lavoro e della produzione ­– in rapida trasformazione, descrivendo in modo immediato e coinvolgente cambiamenti, evoluzioni e rotture.

I video di questa mostra mettono in luce il cambiamento in atto nel mondo dell’industria, vagano senza sosta negli impianti che si svuotano, mentre in altri luoghi le macchine continuano a battere e fischiare e in altri ancora la produzione procede nel silenzio assoluto, ma a ritmo vertiginoso e ad altissima precisione. Queste opere ci accompagnano attraverso realtà produttive semideserte perché completamente digitalizzate, così come in fabbriche abbandonate e ormai in disuso. Ci offrono immagini intense degli ambienti di lavoro e di commercio più diversi: dall’attività artigianale di un singolo individuo alla produzione di massa, dal lavoro umano a quello robotizzato, dalla fornitura di energia a quella di beni e servizi high-tech, dallo sviluppo del prodotto alla contrattazione commerciale, dalle sfide di natura legale alle questioni strutturali ed esistenziali legate al sistema economico e alle sue forme di organizzazione collettiva della vita e del lavoro.

Oggi la realtà viene percepita come un insieme di piani paralleli che si affiancano, si susseguono, si sovrappongono. La mostra ne traccia un resoconto visivo attraverso una selezione di video che si configurano come piccole galassie, nelle quali la singola opera ha un valore autonomo ma trova il suo significato soprattutto in relazione alle altre, di cui diventa di volta in volta commento, critica, o tacita risposta. Per essere compreso a fondo e assimilato, il percorso espositivo richiede del tempo in più rispetto alla norma: ciascun visitatore è invitato a trovare il proprio ritmo. Solo così l’intensità spesso toccante, la forza e la ricchezza di queste immagini in movimento potranno restituire con forme, meccanismi narrativi e linguaggi visivi diversi l’evoluzione del mondo del lavoro e della nostra vita. 


LAVORO IN MOVIMENTO / PROIEZIONI

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SABATO 25 MARZO
/ ORE 18.30
CORTOMETRAGGI SUL TEMA DEL LAVORO DALL’ARCHIVIO DELLA CINETECA DI BOLOGNA, 49’
Nessuna arte ha una data di inizio precisa, mentre la nascita del cinema si può identificare con La Sortie de l’usine dei Fratelli Lumière, proiettata per la prima volta a Parigi il 28 dicembre 1895. L’opera apre la strada a una ricca produzione di cortometraggi che mettono in scena la gente comune, pescatori, operai, pompieri, lavandaie, raccontando la fatica e la dignità del lavoro.
Introduce le proiezioni Gianluca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna
La Sortie de l’usine Lumière (L’uscita dalle officine Lumière), di Louis Lumière, 1895, 2’30’’
La Francia che lavora
Una selezione dei primi cortometraggi girati dai fratelli Lumière. Un viaggio nella Francia di fine Ottocento, lavoro in piccoli filmati da 50 secondi l’uno:

Ateliers de La Ciotat (Laboratori di La Ciotat)di Louis Lumière, Francia, 1899
Chaudière (Caldaia), Louis Lumière, Francia, 1896
Ouvriers réparant un trottoir en bitume (Operai che riparano un marciapiede d’asfalto)Francia, 1897
Défournage du Coke (Sfornatura del coke), Francia, 1896
Laveuses sur la rivière (Lavandaie sul fiume), Francia, 1896
Transport d’une tourelle par un attelage de 60 chevaux (Trasporto di una torretta con traino a 60 cavalli), Francia, 1896
Pêche aux sardines (Pesca delle sardine), di Louis Lumière, Francia, 1896
Les pompiers, I : passage des pompes (I pompieri, I: passaggio delle pompe), Francia, 1896
Attelage d’un camion (Traino di un camion), Francia, 1896

The Harvest (Il raccolto), Gran Bretagna, 1908, 6'
Exploitation du sel en Sicile (Lo sfruttamento del sale in Sicilia), Italia-Francia, 1912, 5’
Industrie des marbres à Carrare (Industria del marmo a Carrara)Francia, 1914, 6’
L’industria dell’argilla in Siciliadi Piero Marelli, Italia, anni ’10, 5’
L'industria dei cappelli di pagliaItalia, 1911, 6’
Fiat et son activité multiforme (La Fiat e la sua attività multiforme), anni ’20, 11’

/ ORE 20.30
IL CAMERAMAN, di Buster Keaton ed Edward Sedgwick, 1928, 75’
Un goffo cameraman non riesce a combinare niente di buono: potrebbe riprendere fatti importanti se non dimenticasse di inserire la pellicola in macchina e se non sovrapponesse due filmati… Sta per abbandonare il lavoro quando una scimmietta, che ha ripreso involontariamente due scene interessanti, gli porta il successo e l’amore di una bella ragazza.

 

DOMENICA 2 APRILE
/ ORE 18.30
LADRI DI BICICLETTE, di Vittorio De Sica, 1948, 92’
Dopo due anni di disoccupazione Antonio ottiene un lavoro come attacchino grazie al fatto di possedere una bicicletta. Il primo giorno di lavoro la bici viene rubata e Antonio, insieme al figlio di dieci anni, prende a vagare per la città in cerca del ladro. Inizia così un lungo pellegrinaggio per Roma, metafora della società del dopoguerra in cui la povertà si intreccia con il desiderio di conservare la dignità. Il film, capolavoro del neorealismo realizzato da Vittorio De Sica insieme a Cesare Zavattini, ha ottenuto numerosissimi riconoscimenti internazionali, tra cui il Nastro d’argento per la regia, la sceneggiatura, il soggetto, la fotografia e la colonna sonora nel 1949, il Premio BAFTA, l’Oscar e il Golden Globe come miglior film straniero nel 1950.

/ ORE 20.30
IL POSTO, di Ermanno Olmi, 1961, 98’
Il posto è uno dei film più emblematici del miracolo economico italiano. Il regista osserva il progresso industriale da una prospettiva eccentrica, che gli permette di coglierne gli aspetti meno evidenti ma, forse anche per questo, più decisivi: è lo sguardo spaesato, stretto tra la speranza e l’amarezza, di un ragazzo che lascia la provincia nebbiosa e cerca un nuovo ruolo nella metropoli e nell’industria milanesi. La sua vicenda è lo specchio dell’Italia che cambia non solo nel paesaggio ma, soprattutto, nelle coscienze.
/ ORE 22.15
TRE FILI FINO A MILANO, di Ermanno Olmi, 1958, 25’
Il documentario segue una squadra di operai impegnata nel montaggio di una linea elettrica a 220.000 volt in Val Daone, per conto della Edisonvolta di Milano. I tralicci, superando le aspre montagne e le impervie vallate del Trentino, portano la preziosa energia fino alla grande città per alimentare lo sforzo produttivo – negli anni del "boom" economico – delle principali industrie lombarde. Tuttavia nel regista ad avere il sopravvento è l’attenzione per la dimensione umana, per i volti degli operai segnati dalla fatica, in un cantiere di alta montagna all’inizio dell’inverno, per i gesti, grandi e piccoli, e per la volontà capace di abbattere ogni ostacolo.
Per questa proiezione si ringrazia:

DOMENICA 9 APRILE
/ ORE 18.00
IO, DANIEL BLAKE, di Ken Loach, 2016, 100’
Nella sua ultima opera, Palma d’oro a Cannes nel 2016, Ken Loach ritrova i temi cari del lavoro, della dignità e dei diritti violati. La lotta quotidiana per la sopravvivenza è vista attraverso gli occhi di Daniel, carpentiere cardiopatico costretto a lasciare il lavoro in seguito a un infarto, che combatte per il sussidio di disoccupazione, e Katie, madre single indigente che abbandona Londra per trasferirsi a Newcastle, in un alloggio popolare fatiscente. Daniel e Katie si incontrano, due naufraghi nell’oceano della burocrazia e dell’assistenzialismo, e provano a unire le forze.
(Lingua originale con sottotitoli in italiano)

/ ORE 20.30
VI PRESENTO TONI ERDMANN, di Maren Ade, 2017, 162’
Inès è una donna in carriera che lavora in una grande azienda tedesca a Bucarest. La sua vita sembra scorrere tranquilla fino all'arrivo improvviso del padre, che le pone una domanda: "Sei felice?". La sua incapacità di rispondere segna l'inizio di un profondo turbamento. Questo padre ingombrante, sempre pronto a fare scherzi, farà di tutto per aiutarla a ritrovare se stessa, inventandosi un buffo ed eccentrico personaggio: Toni Erdmann. L’opera è stata insignita del Lux Prize 2016 e nominato come miglior film straniero agli Oscar 2017.

Le proiezioni sono organizzate in collaborazione con la Cineteca di Bologna


LAVORO IN MOVIMENTO / TALK

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MERCOLEDÌ 22 FEBBRAIO, ORE 18.30
DEAN BURNETT
THE IDIOT BRAIN
Pur considerato la macchina più sofisticata che l’umanità conosca, il nostro cervello in realtà è tutt’altro che infallibile. Da molti punti di vista, è vittima del proprio successo. L’intelligenza umana ci ha permesso di dare vita a una società avanzata e complessa, ma la nostra mente è la stessa da centinaia di migliaia di anni e spesso non sa come confrontarsi con il presente. Mal d’auto, insonnia, ricordi alterati e un disperato bisogno di approvazione sono fenomeni che ci mostrano come il nostro organo più importante si comporti spesso da perfetto idiota, condizionando ogni aspetto della nostra vita quotidiana.

Dean Burnett è professore di Neuroscienze presso l’Università di Cardiff autore di un blog scientifico sul Guardian. Nel 2016 ha pubblicato The Idiot Brain. What Your Mind is Really Up To (Un perfetto idiota. Che cosa ci passa veramente per la testa), dedicato ai comportamenti apparentemente inspiegabili del nostro cervello.

 

MERCOLEDÌ 1 MARZO, ORE 18.30
ARMIN LINKE
L'APPARENZA DI CIÒ CHE NON SI VEDE 

La pratica artistica di Armin Linke esplora le relazioni e gli scambi tra funzioni urbane, architettoniche o spaziali proprie di ambienti specifici e gli esseri umani che interagiscono al loro interno. I suoi film e le sue fotografie sono osservazioni dei comportamenti dell’uomo e dei loro effetti sui mutamenti del clima, della terra, degli oceani e della biosfera. “L’apparenza di ciò che non si vede” è la sua ultima mostra, in cui l’artista ha invitato scienziati e teorici a relazionarsi con il suo vasto archivio fotografico. A partire da questo lavoro, Linke ripercorre i progetti più significativi della sua carriera, analizzando i contenuti e le strategie che hanno informato le sue ricerche fotografiche e cinematografiche.

Fotografo e filmmaker, Armin Linke ha insegnato al MIT Visual Arts Program di Cambridge (USA), allo IUAV di Venezia e all’Università di Arte e Design di Karlsruhe (HfG). Oggi vive e lavora a Berlino. Il suo video Flocking fa parte della mostra “Lavoro in movimento”, allestita attualmente nella PhotoGallery di MAST.

 

MERCOLEDÌ 29 MARZO, ORE 18.30
LUCIANO FLORIDI
FUTURO PROSSIMO: ROBOT, LAVORO E RESPONSABILITÀ
La robotica è già il presente e svolgerà un ruolo sempre più importante nel nostro futuro prossimo. L’Europa sta discutendo in questi mesi la necessità di fornire un quadro etico-legale allo sviluppo dell’intelligenza artificiale di uso civile, per risolvere due questioni essenziali legate alle nuove forme di capacità di agire indipendente dei robot: lavoro e responsabilità. Dall’auto a guida autonoma ai droni, dalla sanità all’industria e alla ricerca, il dibattito sull’impatto che le macchine intelligenti potrebbero avere sulla nostra vita è fondamentale, per comprendere l’importanza dello sviluppo di questo settore e allo stesso tempo affrontare i rischi etici, morali, economici e gli aspetti legati alla privacy in un mondo che sarà popolato di oggetti in grado di vedere e ascoltare.

Luciano Floridi è professore di Filosofia ed Etica dell’informazione all’Università di Oxford e Chairman del Data Ethics Group dell’Alan Turing Institute. È anche membro dell’Ethics Advisory Group dell’Unione Europea sulla General Data Protection Regulation.

MERCOLEDÌ 5 APRILE, ORE 18.30
INA BLOM 
THE AUTOBIOGRAPHY OF VIDEO
Agli albori della videoarte analogica, la tecnologia video si è configurata come un ecosistema quasi biologico dotato di particolari capacità di diffondere la percezione di una natura in crisi. Con la nascita del movimento ecologista negli anni sessanta e settanta, il video ha conferito alle forme di organizzazione politica un’estetica specifica, che contrastava con i processi decisionali tradizionali e con le tattiche di guerriglia dell’attivismo underground. Ina Blom illustra come il video, in quanto agente ecopolitico, abbia contribuito a definire una visione alternativa della memoria sociale e dell’azione collettiva.

Ina Blom insegna Storia dell’arte all’Università di Oslo ed è visiting professor all’ Università di Chicago. Il suo ultimo libro sono The Autobiography of Video. The Life and Times of a Memory Technology (2016).

 


Proiezione

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DAYANITA SINGH. MUSEUM OF MACHINES

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La Fondazione MAST presenta per la prima volta in Italia un’esposizione personale di Dayanita Singh, una delle figure più rilevanti della fotografia contemporanea.
Nata a Delhi nel 1961, Dayanita Singh è una protagonista affermata della scena artistica internazionale e una delle rare fotografe indiane note in tutto il mondo, autrice di un’opera decisamente peculiare, che riflette una visione straordinariamente personale del suo paese pur esplorando temi che superano qualsiasi confine geografico.
L’artista ha elaborato una forma espositiva molto originale: attraverso una serie di arredi in legno – paraventi, carrelli, tavoli –  costruisce ciò che lei stessa definisce “musei”: strutture mobili, portatili, modulabili, che ospitano le immagini e permettono di conferire a ogni lavoro una fisionomia mutevole e un significato sempre nuovo.
La mostra allestita nella PhotoGallery della Fondazione MAST e ideata dal suo curatore Urs Stahel prende il nome dal Museum of Machines, recente acquisizione della Collezione MAST.
Il percorso espositivo propone quasi 400 fotografie articolate in serie – oltre a Museum of Machines, anche Museum of Industrial Kitchen, Office Museum, Museum of Printing Press, Museum of Men e File Museum, e alcune altre opere – che raccontano il lavoro e la produzione, la vita, la sua gestione quotidiana e la sua archiviazione. Macchinari enormi che fumano ed esalano vapori, processi e metodi lavorativi, luoghi deputati all’esecuzione e all’organizzazione del lavoro, presentati in maniera quasi labirintica grazie a una forma espositiva molto articolata e originale, non si limitano a descrivere ambienti produttivi ma danno vita a scenari psicologici in cui riconosciamo esperienze, dolore, speranze.

Al Livello 0 della PhotoGallery di MAST Dayanita Singh espone il libro Museum of Chance, costituito da un corpus di 88 fotografie che vengono utilizzate anche come immagini per 44 copertine diverse. Ogni copertina è illustrata sul fronte e sul retro da due fotografie accoppiate secondo un criterio aleatorio. I 44 volumi diventano così un oggetto da esposizione, un’opera d’arte unica e originale che insieme alla valigia e alla struttura espositiva dà vita all’installazione Suitcase Museum.
Il percorso espositivo comprende anche Archives e Factories, due proiezioni di immagini della fotografa dedicate rispettivamente agli archivi e alle fabbriche. 
 

 


[EVENTI IN MOSTRA]

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MERCOLEDÌ 9 NOVEMBRE ORE 18.30
AVEEK SEN
Macchine e emozioni
Relazioni e incontri nelle opere di Dayanita Singh

Introduce Urs Stahel, curatore della PhotoGallery di MAST.
Scrittore e critico d’arte, letteratura e musica, Aveek Sen è Associate Editor per “The Telegraph” di Calcutta. Ha studiato letteratura inglese presso l’University College, Oxford, e ha tenuto conferenze al St Hilda’s College, Oxford. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti tra cui l’Infinity Award for Photography Writing dell’International Center of Photography, New York (2009). Si è occupato estensivamente dell’opera di Dayanita Singh, scrivendo numerosi testi critici per i suoi libri.

VENERDÌ 18 NOVEMBRE ORE 18.30
SUNIL KHILNANI
Incarnazioni
Personaggi storici e miti politici ed economici nell’India contemporanea
Introduce Urs Stahel, curatore della PhotoGallery di MAST.
Sunil Khilnani è professore titolare dell’Avantha Chair e direttore dell’India Institute presso il King’s College di Londra. Nato a Nuova Delhi, ha vissuto in India, Africa ed Europa. Le sue ricerche spaziano in diversi ambiti: storia e analisi del pensiero politico, storia dell’India moderna, politica dell’India contemporanea e pensiero strategico nella definizione del ruolo dell’India nel mondo. Il suo ultimo libro è Incarnations: India in 50 Lives (2016), che accompagna una serie di fortunate conferenze radiofoniche trasmesse dalla BBC nel 2015-2016.

MERCOLEDÌ 23 NOVEMBRE ORE 18.30
MARCO BAZZOCCHI / FRANCO FARINELLI
L’India dei viaggiatori e degli scrittori
Dialogo
Marco Bazzocchi, Professore ordinario di Letteratura italiana contemporanea all’Università di Bologna, è critico letterario, saggista e delegato dal Rettore per le iniziative culturali.
Franco Farinelli, Professore ordinario dell’Università di Bologna, è il Direttore del Dipartimento di Filosofia e Comunicazione e docente di Geografia della comunicazione e di Geography and Cognition of European Territories nella Scuola di Lettere e Beni Culturali.

VENERDÌ 16 DICEMBRE ORE 18.30
GERHARD STEIDL / DAYANITA SINGH
Il libro come oggetto
Modera l’incontro Urs Stahel, curatore della PhotoGallery di MAST.
Gerhard Steidl ha esordito nel 1967 come grafico e stampatore. Dopo i primi manifesti per mostre d’arte, ha stabilito collaborazioni con Joseph Beuys e altri importanti artisti. In seguito ha ampliato i suoi interessi alla letteratura, dando voce a molti degli autori più rilevanti del presente. Nel 1996 ha inaugurato un programma editoriale dedicato alla fotografia. Oggi molti dei fotografi e degli artisti più celebri del mondo fanno parte del catalogo Steidl, tra cui Robert Frank, Lewis Baltz, Ed Ruscha, Roni Horn.
La collaborazione tra Steidl e Dayanita Singh ha avuto inizio 15 anni fa. Per ogni nuovo progetto editoriale, l’artista si reca nella celebre casa editrice di Gerhard Steidl a Göttingen, in Germania, e chiede all’editore se è pronto a spingersi un po’ oltre, ad ampliare ancor più i confini del concetto di “libro”. Di norma, lui scuote la testa sconsolato e risponde: d’accordo. Da questo sodalizio sono nate pubblicazioni bellissime: libri-oggetto, libri-esposizione, esposizioni che sembrano libri.

GIOVEDÌ 22 DICEMBRE ORE 18.30
PALAGUMMI SAINATH
Il declino dell’India rurale
Introduce Urs Stahel, curatore della PhotoGallery di MAST.
Palagummi Sainath, giornalista e fotoreporter indiano definito da Amartya Sen “uno dei massimi esperti mondiali di carestie e fame nel mondo”, si occupa da 35 anni di disuguaglianze sociali ed economiche, questioni rurali e conseguenze della globalizzazione in India. Già responsabile della sezione Agricoltura di “The Hindu”, nel 2014 ha fondato il People’s Archive of Rural India, piattaforma giornalistica digitale che documenta la vita quotidiana della gente comune nelle campagne indiane – il lavoro, i mezzi di sussistenza, la lingua, l’alimentazione, l’artigianato, le arti – e che rappresenta oggi un importante punto di riferimento per gli economisti internazionali.

UN OMAGGIO ALLA CINEMATOGRAFIA INDIANA
IN COLLABORAZIONE CON LA CINETECA DI BOLOGNA

SABATO 12 NOVEMBRE ORE 20.30
THE NAMESAKE (Il destino nel nome), di Mira Nair, 2006, 122’
La regista Mira Nair, vincitrice del Leone d’oro alla Mostra del cinema di Venezia nel 2001 con Monsoon Wedding, racconta le vicissitudini di Ashok e Ashima, che dopo la celebrazione del matrimonio combinato lasciano la soffocante Calcutta per approdare a New York, dove iniziano la loro vita insieme. I due sono praticamente sconosciuti l'uno all'altra, e Ashima si trova catapultata in un mondo nuovo e complicato. La vita della coppia prende una svolta decisiva quando nasce il primogenito, Gogol.

DOMENICA 13 NOVEMBRE ORE 17.30
MASAAN (Tra la terra e il cielo), di Neeraj Ghaywan, 2015, 103’
Il film è stato presentato nel 2015 al Festival del cinema di Cannes, nella sezione Un Certain Regard, dove ha vinto il Prix de l’avenir per la migliore opera prima, e ha ottenuto il Golden Frame Award al All Lights India International Film Festival di Kochi.
A Benares, sulle rive del Gange si incrociano e si mescolano le vite di alcuni personaggi con le loro storie d’amore, libertà, emancipazione. Deepak si innamora perdutamente di una ragazza che appartiene a una casta diversa dalla sua. Devi, una studentessa, è tormentata dal senso di colpa per la scomparsa del suo primo amante. Pathak è vittima della corruzione della polizia mentre Jhonta è un ragazzino alla ricerca di una famiglia. Tutti aspirano a un futuro migliore, divisi tra gli imperativi della modernità e il rispetto delle tradizioni.

SABATO 19 NOVEMBRE DALLE 17.00 ALLE 22.00
TRILOGIA di Satyajit Ray
Satyajit Ray è uno dei maestri del cinema indiano, insignito nel 1982 del Leone d'oro alla carriera alla 39ª Mostra del cinema di Venezia e nel 1991 con il Premio Oscar alla carriera alla 64ª edizione della cerimonia degli Oscar.
La Trilogia è considerata il suo capolavoro. Realizzata dal 1955 e il 1959 e restaurata dalla Cineteca di Bologna, racconta la vita di Apu dall’infanzia alla maturità, in un’India amara ma affascinante e coinvolgente. Aparajito ha vinto nel 1957 il Leone d’oro per il miglior film alla Mostra del cinema di Venezia.

ORE 17.00 PATHER PANCHALI (Il lamento sul sentiero), 1955, 125’
Nato in una famiglia di bramini, il piccolo Apu trascorre l'infanzia nel suo villaggio. Il padre Harihar è assente per lunghi periodi in cerca di lavoro, la madre Sarbojaya fa del proprio meglio per sfamare la famiglia con il poco di cui dispone, la sorella Durga, adolescente in età da marito, vede via via sfumare la prospettiva del matrimonio. Attirato dalla possibilità di un grosso guadagno, Harihar parte e resta a lungo lontano. Al suo ritorno troverà un’amara sopresa.

ORE 19.30 APARAJITO, 1956, 110’
La famiglia di Apu si trasferisce a Benares e vive delle elemosine che i fedeli elargiscono al padre Harihar. Quando quest'ultimo muore, la madre Sarbojaya decide di tornare al villaggio. Apu, che ormai ha 10 anni, è un ottimo studente e dopo una brillante carriera scolastica vince una borsa di studio per l'Università di Calcutta. Gli impegni universitari e il fascino della grande città lo portano a trascurare il dolore della madre per la sua partenza. Le conseguenze saranno molto pesanti.

ORE 22.00 APUR SANSAR (Il mondo di Apu), 1959, 117’
Tornato a Calcutta, Apu frequenta l'università, senza tuttavia riuscire a laurearsi: vive poveramente, cerca lavoro e, al tempo stesso, tenta di far pubblicare i propri scritti. Conosce Aparna, promessa a un uomo che, poco prima del matrimonio, impazzisce. Apu si lascia convincere dalla famiglia della giovane a sposarla. Quando Aparna muore di parto, il ragazzo, sconvolto, prende a vagabondare attraverso l'India. Dovranno passare cinque anni prima che Apu ritrovi la speranza nel futuro.

DOMENICA 20 NOVEMBRE ORE 17.30
ANGRY INDIAN GODDESSES, di Pan Nalin, 2015, 115’
Presentato nel 2015 al Toronto International Film Festival e insignito del secondo Premio del pubblico, il film di Pan Nalin è un ritratto fresco e divertente delle donne nell’India di oggi. Frieda, una fotografa di moda, raduna le sue amiche più care a Goa per un annuncio importante: si sta per sposare. Inizia così un lungo addio al nubilato in cui le ragazze metteranno alla prova il loro legame fra segreti, rotture, riconciliazioni, divertimento, passione, paura.

SABATO 3 DICEMBRE  ORE 20.30
ALIGARH, di Hansal Mehta, 2016, 114’
Basato su una storia vera, Alighar è stato presentato con grande successo di pubblico al Busan International Film Festival, in Corea del Sud. Il professor Siras è uno stimato docente di lingua marathi alla Aligarh Muslim University che per il proprio orientamento sessuale è costretto a subire ingiustizie e umiliazioni di ogni tipo da parte delle autorità accademiche, fino ad essere bandito dall’ateneo.

DOMENICA 4 DICEMBRE  ORE 17.30
COURT, di Chaitanya Tamhane,  2014, 116’
Chaitanya Tamhane ha ottenuto il premio come miglior regista al XVI Mumbai Film Festival nel 2015. Court, che ha vinto il primo premio al Singapore International Film Festival nel 2014 e al Buenos Aires Festival Internacional de Cine Independiente nel 2015, racconta la storia di Narayan Kamble, un maturo cantante folk e attivista, accusato di aver scritto una canzone che potrebbe aver indotto al suicidio un addetto alla pulizia delle fogne. Mentre il processo langue tra ostacoli e ritardi, scopriamo la vita personale degli avvocati e del giudice coinvolti nel caso.

Le proiezioni, in lingua originale e sottotitolate, possono subire variazioni.
La partecipazione è gratuita con prenotazione obbligatoria.


MAST.TALK

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FOTOGRAFIE DELL'EMILIA-ROMAGNA AL LAVORO

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La Fondazione MAST presenta le mostre dedicate al lavoro e al paesaggio dell’Emilia-Romagna con oltre 200 immagini e una trentina di volumi fotografici su ambienti, contesti e realtà della regione. I temi delle esposizioni sono valorizzati dal documentario di Francesca Zerbetto e Dario Zanasi,  Le radici dei sogni - L’Emilia-Romagna tra cinema e paesaggio.

 

Ceramica, latte, macchine e logistica – Fotografie dell'Emilia-Romagna al lavoro, curata da Urs Stahel, propone attraverso gli scatti di importanti fotografi una riflessione sullo sviluppo economico e paesaggistico che ha interessato l’Emilia-Romagna negli ultimi decenni.

Le esposizioni al MAST sviluppano il tema della Via Emilia che caratterizza la XI edizione di Fotografia Europea 2016 indirizzandolo alla rappresentazione fotografica del lavoro,  dell’industria e dell’economia, in linea con la missione primaria della Fondazione MAST.

La mostra intende creare una trama narrativa organizzata per gruppi di fotografie contrapposte “Immagini a cui è affidato il compito di raccontare – spiega Urs Stahel - come le vecchie industrie scompaiano, sostituite da nuovi impianti e sistemi produttivi ad altissimo contenuto tecnologico, come al paesaggio tradizionale e ad un territorio dal sapore antico si contrappongano le nuove aree del terziario avanzato, dei commerci, della tecnica, dell'accelerazione e come simili fenomeni siano riscontrabili, non solo nei settori dell'industria meccanica e della ceramica, ma anche in quelli della produzione alimentare e della piccola impresa.”

 

Le opere dei fotografi insieme ad alcune immagini di scena tratte dal film Il deserto rosso (1964) di Michelangelo Antonioni concorrono a creare un racconto che rappresenta fedelmente l'evoluzione economica dell'Emilia- Romagna e la trasformazione in atto nel sistema produttivo.

Si inizia con il classico ritratto di un operaio bolognese realizzato da Enrico Pasquali, seguito da immagini di dispositivi e attrezzi prodotti dalle Officine Minganti intorno alla metà del XX secolo e da macchine confezionatrici dismesse fotografate da Gabriele Basilico in uno stabilimento in fase di smantellamento e riconversione a  Bologna. William Guerrieri, nel progetto Dairy, mostra ad esempio, la dismissione di un caseificio indstriale a San Faustino, nei pressi di Rubiera, gli scatti di Paola De Pietri rappresentano la lavorazione tradizionale delle ceramiche, mentre le immagini di grande formato di Carlo Valsecchi rivelano industrie ad altissimo contenuto tecnologico. Il cambiamento dato dall’accelerazione sulle strade e nelle nuove linee ferroviarie è visibile nelle fotografie sulla costruzione della TAV, la linea ferroviaria ad alta velocità che collega Torino a Napoli, di Tim Davis, John Gossage, Walter Niedermayr e Bas Princen in contrasto con le immagini idilliache del Delta del Po realizzate da Marco Zanta. I paesaggi di Guido Guidi, piccole foto a colori, dense di significato disseminate lungo il percorso espositivo come un leitmotiv, raccontano i cambiamenti avvenuti nell'ambiente antropizzato dell'Emilia- Romagna assieme alle fotografie che Olivo Barbieri ha dedicato a Cavriago e alle code davanti alle casse dei centri commerciali, rappresentando visivamente la graduale metamorfosi subita dal paese. Il video La Via Emilia è un aeroporto di Franco Vaccari presenta l’arteria stradale che taglia la Regione sia come un’importante via di comunicazione sia come luogo di lavoro di prostitute. Lo sviluppo economico si accompagna al dibattito politico nel video di Lewis Baltz e nel reportage di Simone Donati che nel suo lavoro ha documentato i riti collettivi italiani. Il percorso espositivo include anche video di Tim Davis e William Guerrieri.


Quale side event a livello 0 del MAST verrà proiettato, in proiezione continua, il documentario Le radici dei sogni – L’Emilia-Romagna tra cinema e paesaggio (73 min.) girato nel 2015 da Francesca Zerbetto e Dario Zanasi. Il lavoro, prodotto dalla Cineteca di Bologna e MaxMan Coop, con il sostegno della Regione Emilia-Romagna e della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, racconta un viaggio nei paesaggi della Regione che ha nutrito le fantasie di alcuni tra i più importanti registi del cinema italiano e internazionale.

Inoltre una esposizione di 35 volumi su ambienti, contesti e realtà dell’Emilia-Romagna, messi a disposizione da Linea di Confine, completerà il percorso.

 

Mostra a cura di Urs Stahel

 

Fondazione MAST è partner di Fotografia Europea 2016 – Reggio Emilia.

Si ringraziano la Cineteca di Bologna e Linea di Confine per la collaborazione.

 

           


CICLO DI PROIEZIONI AL MAST

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IN COLLABORAZIONE CON LA CINETECA DI BOLOGNA

DOPO UN PRIMO WEEKEND DI OPERE DEDICATE ALL'EMILIA-ROMAGNA, LE PROIEZIONI DI SABATO 24 E DOMENICA 25 SETTEMBRE AMPLIANO LO SGUARDO ALL’INTERO PAESE PER RACCONTARE LUCI E OMBRE DELL’INDUSTRIALIZZAZIONE IN ITALIA, DALLA FEDE INCROLLABILE IN UN FUTURO DI PROGRESSO E DI CRESCITA DEGLI ANNI ’50 E ’60 A UN PRESENTE SEGNATO DALLA CRISI ECONOMICA E DALLA PERDITA DI COMPETITIVITÀ.

SABATO 24 SETTEMBRE

ORE 20:30
LA ZUPPA DEL DEMONIO DI DAVIDE FERRARIO, 2014, 80 MINUTI
INTRODUCE IL REGISTA

LA ZUPPA DEL DEMONIO, PRESENTATO ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA FUORI CONCORSO, RACCONTA, ATTRAVERSO I MATERIALI DELL’ARCHIVIO NAZIONALE DEL CINEMA D’IMPRESA DI IVREA, LO SVILUPPO INDUSTRIALE E TECNOLOGICO DELL'ITALIA DAI PRIMI DEL NOVECENTO AGLI ANNI ’70, SVELANDO UN PAESE PIENO DI ENTUSIASMO E SPERANZA, PROIETTATO VERSO IL FUTURO.

ORE 22:15
BOLOGNA 900 REALIZZATO DA GIORGIO DIRITTI PER IL NONO CENTENARIO DEL COMUNE DI BOLOGNA, 2016, 35 MINUTI

DOMENICA 25 SETTEMBRE

ORE 17:00
L’ITALIA NON È UN PAESE POVERO DI JORIS IVENS, 1960, 135 MINUTI
INTRODUCONO STEFANO MISSIO E GIANLUCA FARINELLI, DIRETTORE CINETECA DI BOLOGNA

L’ITALIA NON È UN PAESE POVERO VIENE COMMISSIONATO NEL 1960 DA ENRICO MATTEI A JORIS IVENS, UNO DEI MIGLIORI DOCUMENTARISTI DEL XX SECOLO. AVVALENDOSI DI COLLABORAZIONI ECCELLENTI – PAOLO E VITTORIO TAVIANI, TINTO BRASS, ALBERTO MORAVIA, ENRICO MARIA SALERNO –, IL DOCUMENTARIO RACCONTA IL CAMBIAMENTO PRODOTTO NELLA SOCIETÀ ITALIANA DALL’INDUSTRIALIZZAZIONE E DALLA RIVOLUZIONE ENERGETICA LEGATA AL GAS METANO. NONOSTANTE L’APPROVAZIONE DI MATTEI LA RAI CENSURA L’OPERA. L’UNICA COPIA INTEGRALE VIENE MESSA IN SALVO DAL GIOVANE TINTO BRASS, CHE LA PORTA A PARIGI IN UNA VALIGIA DIPLOMATICA.

ORE 20:30
QUANDO L’ITALIA NON ERA UN PAESE POVERO DI STEFANO MISSIO, 1997, 44 MINUTI

QUANDO L’ITALIA NON ERA UN PAESE POVERO RICOSTRUISCE ATTRAVERSO IMMAGINI ORIGINALI E INTERVISTE AI PROTAGONISTI LA GENESI, LA LAVORAZIONE E LE TRAVAGLIATE VICENDE DELL’UNICA OPERA DI JORIS IVENS GIRATA IN ITALIA.

ORE 21:30
IL MIO PAESE DI DANIELE VICARI, 2006, 113 MINUTI
DAVID DI DONATELLO COME MIGLIOR DOCUMENTARIO (2007)

DALLA SICILIA AL VENETO, IL MIO PAESE RIPERCORRE I LUOGHI IN CUI È STATO GIRATO IL DOCUMENTARIO DI JORIS IVENS PER RACCONTARE COS’È RIMASTO, A DISTANZA DI QUASI 50 ANNI, DEI SOGNI DI PROGRESSO LEGATI ALL’INDUSTRIALIZZAZIONE E APRIRE UNA DISCUSSIONE SUL FUTURO CHE RIPORTI AL CENTRO IL LAVORO.


SI RINGRAZIA CSC – CINETECA NAZIONALE.

IN OCCASIONE DEL CICLO DI PROIEZIONI È POSSIBILE VISITARE LA MOSTRA FOTOGRAFIE DELL’EMILIA-ROMAGNA AL LAVORO ALLA PHOTOGALLERY MAST.

SU PRENOTAZIONE SARÀ DISPONIBILE IL PARCHEGGIO MAST CON INGRESSO DA VIA VITTORIA DI FRONTE AL CIVICO 18, FINO A ESAURIMENTO DEI POSTI.

PER REGISTRARSI CLICCARE QUI


SGUARDI CONTEMPORANEI: INDUSTRIA E SOCIETÀ IN EMILIA-ROMAGNA

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IL FUTURO DELLA SOCIETÀ E DEL LAVORO

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HUMAN RIGHTS NIGHTS

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JAKOB TUGGENER

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La Fondazione MAST presenta due mostre dedicate al fotografo svizzero Jakob Tuggener (1904-1988), per la prima volta in Italia.

Con Jakob Tuggener si apre il ciclo di mostre fotografiche del 2016 proposte dalla Fondazione Mast che promuove speciali esposizioni sui temi dell’industria e del lavoro, sia con immagini della propria collezione di fotografia industriale, sia con opere di raccolte private o archivi spesso inediti.

“Jakob Tuggener è considerato uno dei dieci fotografi industriali di maggior spicco che siano mai esistiti -sottolinea Urs Stahel, curatore della PhotoGallery del MAST e co-curatore della mostra -.  Il suo libro FABRIK è una pietra miliare nella storia dell’editoria fotografica, paragonabile a Paris de nuit di Brassaïs del 1933 e a The English at Home di Bill Brandt del 1936”.

“Il tratto distintivo della sua opera - continua Stahel - è rappresentato da uno sguardo penetrante sulle persone e sugli oggetti del mondo così ravvicinato e attento come se volesse sorprenderli, unito a una grande padronanza del gioco di luci e ombre”.

La mostra FABRIK 1933–1953 presenta nella Photogallery del MAST oltre 150 stampe originali del lavoro di Tuggener, sia tratte dal suo importante libro fotografico FABRIK - saggio unico nel suo genere con un approccio critico di grande impatto visivo e umano sul tema del rapporto tra l’uomo e la macchina - sia da altri scatti dell’artista che affrontano momenti del lavoro nel suo paese.

“Tuggener è stato al tempo stesso fotografo, regista e pittore. Ma si considerava anzitutto un artista - afferma Martin Gasser, co-curatore della mostra -. Influenzato dal cinema espressionista tedesco degli anni Venti, sviluppò una cifra artistica estremamente poetica destinata a fare scuola nel secondo dopoguerra. FABRIK consolidò la fama di Tuggener quale eccezionale fotoartista, aprendogli le porte di prestigiose esposizioni collettive come ‘Postwar European Photography’ del 1953 e ‘The Family of Man’ del 1955 al Museum of Modern Art di New York, o la ‘Prima mostra internazionale biennale di fotografia di Venezia’ del 1957.” In FABRIK Tuggener, oltre a ripercorrere la storia dell’industrializzazione, aveva come finalità, non sempre svelata, di illustrare il potenziale distruttivo del progresso tecnico indiscriminato il cui esito, secondo l’autore, era la guerra in corso, per la quale l’industria bellica svizzera produceva indisturbata.

Le proiezioni  NUITS DE BAL 1934–1950 al livello 0 del MAST presentano immagini di balli ed altre occasioni mondane. Tuggener affascinato dall’atmosfera spumeggiante delle feste dell’alta società aveva iniziato a fotografare a Berlino le dame eleganti e i loro abiti di seta, ma è a Zurigo e a St Moritz che con la sua Leica, indossando lo smoking, ha colto le misteriose sfaccettature delle NUITS DE BAL. Riprendeva con il suo obiettivo anche “il lavoro invisibile” dei musicisti, dei camerieri, dei cuochi, dei valletti, dei maître, che attraversavano  silenti il mondo festoso ed autoreferenziale degli incuranti ospiti. Questi ultimi osteggiarono la pubblicazione del materiale dedicato ai balli, in quanto preferivano rimanere anonimi e non essere visti in intrattenimenti  danzanti.

“È stato soprattutto il contrasto tra la luminosa sala da ballo e il buio capannone industriale a caratterizzare la percezione della sua opera artistica. Il fotografo stesso, affermando: ‘Seta e macchine, questo è Tuggener’, si collocava tra questi due estremi - spiega ancora Gasser - . Di fatto amava entrambi, il lusso sfrenato e le mani sporche dal lavoro, le donne seducenti e gli operai sudati. Li riteneva di egual valore artistico e rifiutava di essere classificato come un critico della società che contrapponeva due mondi antitetici. Al contrario, gli opposti rientravano appieno nella sua concezione della vita: amava vivere intensamente gli estremi, senza tralasciare le sfumature più tenui tra i due poli”.

Accanto alle 150 immagini delle fabbriche e allo slide show del lavoro sui balli, MAST propone una raccolta di “menabò” di libri fotografici, che lo stesso Tuggener impaginava manualmente.  

Inoltre per rappresentare l’eclettismo e l’eccezionalità di questo artista, il percorso è arricchito da filmati caratterizzati da una regia dinamica e una tecnica di montaggio che deve molto alle teorie di Ejzenštejn, con passaggi dal campo totale al primo piano:

PROIEZIONI – Continue
MEETING AEREO, 1937, 6’
IL POLSO DEI TEMPI NUOVI, 1938, 12’
IL MULINO DEL LAGO, 1944, 5’
L’ERA DELLA MACCHINA, 1938-70, 30’

Mostre a cura di: Martin Gasser, Urs Stahel
Promosse da: Fondazione MAST
In collaborazione con: Fondazione Jakob Tuggener, Uster; Fondazione Svizzera per la fotografia, Winterthur.

 


Kids workshop

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LAVORO: ISTANTANEE DI UNA CONDIZIONE IN MOVIMENTO

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LAVORO E PRATICHE DI CITTADINANZA
MAST.AUDITORIUM
2 MARZO 2016, 0RE 18.30
LUCA DE BIASE
IL SOLE 24 ORE
GUY STANDING
UNIVERSITY OF LONDON
URS STAHEL
CURATORE PHOTOGALLERY MAST

IL LAVORO E IL MITO DELLA REALIZZAZIONE DI SÉ
MAST.AUDITORIUM
30 MARZO 2016, ORE 18.30
STEFANO LAFFI
AGENZIA CODICI
UMBERTO GALIMBERTI
UNIVERSITÀ CA' FOSCARI VENEZIA

LA MACCHINA A MISURA D'UOMO. IL LAVORO DOPO LA CATENA DI MONTAGGIO
MAST.AUDITORIUM
13 APRILE 2016, ORE 18.30
UGO MORELLI
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BERGAMO
STEFANO MICELLI
UNIVERSITÀ CA' FOSCARI VENEZIA


CON IL CONTRIBUTO VIDEO DI
CHIARA SARACENO
SOCIOLOGA
MODERA
MATTEO CACCIA
RADIO 2 – RAI

INGRESSO GRATUITO FINO A ESAURIMENTO POSTI CON PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA.


HENRI CARTIER-BRESSON E JAKOB TUGGENER

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In occasione delle mostre di Jakob Tuggener la Fondazione MAST è lieta di invitarla all’incontro 

Henri Cartier-Bresson e Jakob Tuggener. Due maestri della fotografia del XX secolo. 

Raccontati da 

Agnès Sire – “L’istante decisivo” di Henri Cartier-Bresson, un’insidia o una rivelazione? 

Martin Gasser – Fabrik del 1943 di Jakob Tuggener: composizione e significato. 

Dialogo con Urs Stahel, curatore PhotoGallery MAST 

MERCOLEDÌ 6 APRILE 2016 ORE 18.30 MAST. VIA SPERANZA 42, BOLOGNA 

Agnès Sire, direttrice della Fondazione Henri Cartier-Bresson, e Martin Gasser, curatore della Fondazione svizzera per la fotografia, presenteranno i due grandi fotografi del XX secolo che hanno posato lo sguardo su momenti fondamentali della nostra storia. Ne parleranno con Urs Stahel, curatore della PhotoGallery MAST. 

Su prenotazione sarà disponibile il parcheggio MAST con ingresso da Via Vittoria di fronte al civico 18, fino ad esaurimento dei posti. 

La partecipazione è gratuita, con prenotazione obbligatoria.

 


ANDREW MOORE: DETROIT DISASSEMBLED REVISITED

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La Fondazione MAST in collaborazione con lo Spazio Damiani organizza un incontro con ANDREW MOORE che presenterà il suo lavoro fotografico, prodotto nel 2008-2009, sulle fabbriche dismesse a Detroit e la loro recente rinascita, con alcune opere degli ultimi anni. DETROIT DISASSEMBLED REVISITED, prende il titolo dal volume edito da Damiani nel 2010, "Detroit Disassembled".

Andrew Moore è un fotografo e regista americano noto al grande pubblico soprattutto per le fotografie di grande formato realizzate a Detroit, Cuba e in Russia che impiegando il linguaggio formale della fotografia di architettura e paesaggio affrontano i temi del cambiamento sociale in un'ottica documentaristica. Nel volume "Detroit Disassembled" il fotografo americano descriveva così la profonda crisi della città alla fine degli anni 2000 "si può dire che Detroit sia diventata la versione americana di una città aperta. È stata lasciata alla mercé dei teppisti, dei vandali e delle forze della natura. Ci sono centinaia, se non migliaia, di edifici vuoti: fabbriche, biblioteche, ospedali, scuole, chiese, tutti abbandonati e per lo più incustoditi". Partendo dal suo famoso progetto fotografico su Detroit, Andrew Moore, come in una vera e propria narrazione per immagini, presenterà al pubblico del MAST il declino di quella che fu la capitale dell'industria automobilistica statunitense e la sua recente rinascita, attraverso nuovi scatti.

Sarà disponibile il parcheggio MAST con ingresso da Via Vittoria di fronte al civico 18, fino ad esaurimento dei posti.

La partecipazione è gratuita, con prenotazione obbligatoria.

 
Al termine dell'incontro al MAST la serata continuerà allo Spazio Damiani per l'inaugurazione della mostra DIRT MERIDIAN ultima produzione fotografica di Andrew Moore, sui paesaggi del 100° meridiano che divide longitudinalmente gli USA tra il verde Est e il brullo Ovest. 

Spazio Damiani
Via dello Scalo, 3/2
Dalle Ore 19.00


JORGE RIBALTA: THE WORKER PHOTOGRAPHY MOVEMENT

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In occasione  delle mostre di Jakob Tuggener la Fondazione MAST è lieta di invitarla all’incontro

JORGE RIBALTA: THE WORKER PHOTOGRAPHY MOVEMENT 

MERCOLEDI 10 FEBBRAIO 2016 ORE 18.30
MAST VIA SPERANZA, 42 BOLOGNA

Jorge Ribalta (Barcellona, 1963) è noto al nostro pubblico di visitatori per le sue immagini scattate nello stabilimento metallurgico di Can Ricart, che sono state mostrate  nel 2014 al MAST nella esposizione Capitale Umano nell’Industria e successivamente pubblicate nel volume Capolavori della fotografia industriale - Mostre 2013-2014 Fondazione MAST.
L'artista catalano, che è anche un valente curatore e critico, presenterà il movimento della fotografia operaia.
Prendendo spunto dalla grande mostra Una Luz dura, sin compasión. El movimiento de la fotografía obrera 1926-1939 (Una luce dura, senza pietà. Il Movimento della fotografia operaia, 1926-1939), da lui stesso curata nel 2011 al Reina Sofia di Madrid, Jorge Ribalta condurrà un'analisi sul periodo in cui la fotografia del ventesimo secolo ha fatto confluire la propria forza espressiva nei vari movimenti operai (dalle unioni sindacali fino alla creazione di “stati proletari” come lo Stato sovietico).  L'intento era quello di contribuire alla crescita della coscienza della classe operaia e di appropriarsi dei mezzi di produzione e riproduzione delle immagini.

Al termine dell’incontro seguirà la visita guidata con il curatore Urs Stahel alle mostre di Jakob Tuggener  allestite nella MAST.Gallery


FINALISTI CONCORSO GD4PHOTOART 2015 / DALL'ALBUM AL LIBRO FOTOGRAFICO

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FINALISTI CONCORSO GD4PHOTOART 2015

GD4PhotoArt è una selezione biennale di giovani fotografi che ha lo scopo di documentare e sostenere l’attività di ricerca sull’immagine dell’industria, la trasformazione che essa induce nella società e nel territorio, il ruolo del lavoro per lo sviluppo economico e produttivo.
Indetto nel 2007, a partire dal 2013 il concorso è entrato a far parte di un progetto più ampio che si sviluppa all’interno di MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia), il complesso innovativo adiacente alla storica fabbrica di G.D e alla sede centrale del Gruppo Coesia a Bologna che offre vari servizi ai collaboratori e alla comunità. Le attività di MAST sono coordinate da un ente non profit, la Fondazione MAST che dal 2013 promuove il concorso assieme a G.D.
Dal 2007 a oggi, GD4PhotoArt ha contribuito alla creazione di una raccolta fotografica di artisti contemporanei che rientrano in una collezione più articolata e storica di immagini sull’industria e sul lavoro. Tutte le attività legate alla collezione hanno ora sede nello spazio dedicato a questo tema nella Gallery del MAST, dove vengono organizzate mostre nel corso dell’anno. Nell’ambito di tale specifico e originale progetto, il concorso rappresenta un’occasione per sostenere i giovani fotografi che intendono confrontarsi con l’odierna realtà sociale. In questo contesto, la Fondazione Mast promuove inoltre Foto/Industria, la prima biennale al mondo di fotografia industriale, sotto la direzione artistica di François Hébel.
Da venti, trent’anni, l’industria europea è chiamata ad affrontare una fase di profondo cambiamento che non interessa solo le imprese, ma la società nel suo complesso e noi tutti, ogni singolo individuo. La produzione viene esternalizzata, gli impianti dislocati in paesi lontani, esponendo la società al rischio di perdere in tal modo anche il know how maturato nel corso dei secoli e le strutture collettive e decisionali tipiche delle nostre realtà lavorative. Attraverso il confronto con i lavori fotografici sul mondo del lavoro, la Fondazione MAST – con la sua Photo Gallery, la collezione fotografica, il concorso GD4PhotoArt e la biennale Foto/Industria – mira a promuovere una maggiore comprensione delle realtà sociali ed economiche, a dare forza all’innovazione e a sostenere il senso di responsabilità individuale e collettivo. Le modalità di partecipazione al concorso prevedono che i fotografi, di età non superiore a quarant’anni, vengano proposti da segnalatori internazionali del settore. I candidati vengono invitati a partecipare presentando un progetto e il proprio portfolio. La giuria seleziona quattro finalisti, ognuno dei quali riceve una borsa di studio per realizzare il programma di lavoro previsto. Prima dell’inaugurazione della mostra, la giuria si riunisce nuovamente per valutare le opere e decretare il vincitore del concorso, che riceve un ulteriore premio.
Per la shortlist della quarta edizione di GD4PhotoArt sono stati selezionati:
Marc Roig Blesa, Raphaël Dallaporta, Madhuban Mitra e Manas Bhattacharya, Óscar Monzón.
Il vincitore di quest'edizione è Óscar Monzón.
La giuria dell’edizione 2013-14 di GD4PhotoArt è formata da: Isabella Seràgnoli (presidente di G.D e della Fondazione MAST), Quentin Bajac (MoMA – The Museum of Modern Art, New York), Giovanna Calvenzi (giornalista, Periodici San Paolo, Milano), Giuseppe Ciorra (Maxxi Architettura), Daniela Facchinato (fotografa), Laura Gasparini (Fototeca Panizzi, Reggio Emilia), François Hébel (direttore artistico di Foto/Industria), Michael Hoppen (gallerista, Michael Hoppen Gallery, Londra), Piero Orlandi (Istituto per i beni culturali della Regione Emilia-Romagna), Urs Stahel (curatore della collezione fotografica della Fondazione MAST), Roberta Valtorta (Museo di fotografia contemporanea di Cinisello Balsamo, Milano).

   

 

DALL’ALBUM AL LIBRO FOTOGRAFICO
L’INDUSTRIA ITALIANA IN 120 VOLUMI
COLLEZIONE SAVINA PALMIERI

Prima è venuto l’album, poi l’opuscolo, infine il libro: nel corso degli ultimi cento anni, le industrie hanno fatto sempre ricorso alla stampa per sostenere e promuovere la propria attività, sia sotto forma di album, sia come dépliant e opuscolo pubblicitario o anniversary book. I 50, 100 o 150 anni di vita di un’azienda venivano spesso celebrati con sfarzose pubblicazioni rilegate sulla propria storia. Immagini e testo erano i garanti dei risultati ottenuti, del successo e della prosperità di un’impresa. Con i suoi 120 libri pubblicati da varie industrie italiane, la mostra illustra l’uso della fotografia nelle opere a stampa e, contemporaneamente, offre una panoramica sulla fotografia industriale italiana e la storia dell’industria in Italia. Le molteplici videoproiezioni delle pubblicazioni consentono inoltre al pubblico di sfogliare i libri virtualmente. Le opere esposte provengono dalla collezione milanese di Savina Palmieri.

 


Foto Industria

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industria, oggi. fotografie contemporanee dalla collezione mast

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MAST presenta con Industria, oggil'immagine dell'industria contemporanea negli scatti di ventiquattro artisti e fotografi moderni, proponendo una riflessione sulla rappresentazione del paesaggio industriale. 

La mostra, proposta dal curatore della collezione di fotografia industriale di MAST Urs Stahel, espone le immagini di artisti che, perdutasi l’incisività della fotografia industriale in senso classico degli anni Sessanta e Settanta del Novecento, si interessano oggi ai processi produttivi e al loro legame con la società, indagando sui rapporti di forza e sull'influenza dell'industria sull'uomo e la natura.
Olivo Barbieri, per esempio, nella sua fotografia lunga sette metri raffigurante l'interno di uno stabilimento Ferrari, mostra come i capannoni siano ormai ambienti chiari, luminosi, arredati con grandi, verdi “piante da appartamento”, ma totalmente deserti; Henrik Spohler Vincent Fournier ci guidano attraverso un mondo di dati e prodotti, un mondo sempre più invisibile in cui ormai solo i cartelli aiutano a orientarsi. Carlo Valsecchi fotografa impianti produttivi contemporanei come fossero sculture a tuttotondo di una “industrial fiction”. Trevor Paglen sembrerebbe prediligere la pura fotografia del cielo, se le molte strisce bianche non indicassero la presenza di orbite satellitari e sistemi di sorveglianza militare a elevata tecnologia. Nell'opera dal titolo “Tokamak Asdex Upgrade Interior 2”, Thomas Struth si occupa della ricerca tecnologica del Max- Planck-Institut, mentre Vera Lutter, nelle sue scure immagini stenoscopiche, continua a incentrare il proprio lavoro sull'oppressione, l'imponenza degli impianti industriali, mentre Miyako Ishiuchi documenta la centenaria produzione della seta in Giappone.
Anche nella nostra epoca postmoderna, postindustriale, altamente tecnologica, il possesso e l'uso dei mezzi di produzione e delle competenze creano molteplici disuguaglianze sociali. Se 
Jacqueline HassinkAllan Sekula Bruno Serralongue si occupano di interrogativi e differenze all’interno della società, Ad van Denderen Jim Goldberg contrappongono alle bianche fabbriche vuote le variopinte, flemmatiche correnti migratorie. Ed Burtynsky mostra dove e come vengano riciclate le grandi navi da carico, mentre la fotografia di Sebastião Salgado ricorda che, accanto agli impianti automatizzati, esistono ancora aree del mondo in cui si produce sfruttando intensamente la forza lavoro. 

SIDE EVENT DELLA MOSTRA: proiezione di “...Stromness...” (durata 12’) realizzato nel 2005 da Simon Faithfull, che descrive la stazione baleniera raggiunta nel 1917 dal noto esploratore Sir Ernest Shackleton, attualmente abbandonata, situata nella costa settentrionale della Georgia del Sud, e del docufilm The Forgotten Space (durata 112‘) di Allan Sekula e Noël Burch sul sistema, spesso obsoleto e fonte di gravi danni per il nostro pianeta, del trasporto per mare tramite containers, vincitore nel 2010 del Premio Speciale della Giuria Orizzonti alla Biennale del Cinema di Venezia.

  

Eventi in mostra

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Emil Otto Hoppé: Il segreto svelato

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MAST presenta in anteprima mondiale 200 immagini scattate nelle realtà industriali di vari paesi del mondo da E.O. HOPPÉ, uno dei più importanti fotografi dell'epoca moderna. Eclettico artista e noto ritrattista cui la National Portrait Gallery di Londra ha dedicato una personale nel 2011.

Dopo l'esposizione delle fotografie di David Lynch, la FONDAZIONE MAST (Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia) dedica, nello spazio della Gallery, una mostra, curata da Urs Stahel,  a  Emil Otto Hoppé (1878-1972),  che raccoglie oltre 200 opere sull'industria e il lavoro scattate tra il 1912 e il 1937.

Al pari di suoi contemporanei come Alfred Stieglitz, Edward Steichen, Walker Evans, August Sander, Edward Weston, Hoppé fu tra i principali fotografi del suo tempo, noto  anche per le sue immagini di paesaggio e di viaggio. Negli anni venti e trenta, E. O. Hoppé, dopo aver consolidato la sua fama di fotografo topografico e ritrattista di alcuni tra i più famosi artisti, politici e scienziati europei tra cui George Bernard Shaw, Ezra Pound, T.S. Eliot, Rudyard Kipling, Giorgio V, Vita Sackwille-West, Filippo Tommaso Marinetti, Albert Einstein, si mise in viaggio con lo scopo di descrivere il fascino della grandiosità dei siti industriali in tutto il mondo. Nel corso delle sue esplorazioni – in Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti, India, Australia, Nuova Zelanda e altri paesi – fotografò l'avveniristico paesaggio dell'industria, vedendo arte e tecnologia nelle sue macchine smisurate. Hoppé era profondamente consapevole di come la tecnologia industriale contemporanea stesse segnando l'arrivo nel mondo di una nuova era, in cui la natura stessa del lavoro e della produzione sarebbe profondamente cambiata.

Emil Otto Hoppé: Il Segreto svelato presenta per la prima volta le sue emblematiche immagini della seconda rivoluzione industriale e riporta all'attenzione del pubblico l'opera del fotografo che per lungo tempo è rimasta nascosta in un archivio fotografico londinese a cui lo stesso Hoppé aveva venduto, al termine della sua lunga e prestigiosa carriera, cinquant'anni del suo lavoro.
Insieme alle fotografie industriali di Hoppé esposte in mostra, MAST, nello spazio dedicato a "side event" metterà in risalto la ricca varietà tematica della sua opera presentando anche una serie di proiezioni digitali di altri temi, dai ritratti di personaggi celebri ai nudi, dalle tipologie umane ai paesaggi.

L'esposizione, a cura di Urs Stahel, è organizzata dalla Fondazione MAST, Bologna in collaborazione con E.O.  Hoppé Estate Collection / Curatorial Assistance, California.

AUDITORIUM
[EVENTI IN MOSTRA]

SABATO 11 DOMENICA 12 APRILE
SABATO 18 DOMENICA 19 APRILE

Ciclo di proiezioni sul lavoro di importanti fotografi internazionali, con presentazioni e visite guidate che verrà inaugurato da un ospite d'eccezione: Phillip Prodger, curatore capo di fotografia della National Portrait Gallery di Londra. Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti, con prenotazione obbligatoria.

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Eventi in mostra

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Inaugurazione

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DAVID LYNCH: THE FACTORY PHOTOGRAPHS

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111 FOTOGRAFIE
3 CORTOMETRAGGI: INDUSTRIAL SOUNDSCAPE, BUG CRAWLS, INTERVALOMETER: STEPS
E UNA INSTALLAZIONE SONORA : THE AIR IS ON FIRE_ I (Station) .

MAST.GALLERY:
17 SETTEMBRE – 31 DICEMBRE 2014, MARTEDÌ – DOMENICA ORE 10.00 – 19.00.

MAST  presenta in anteprima nazionale Factory Photographs di David Lynch.
Queste fotografie in bianco e nero testimoniano la fascinazione di Lynch per le fabbriche, la sua passione quasi ossessiva per comignoli, ciminiere e macchinari, per l'oscurità e il mistero. In un arco di tempo di oltre trent'anni ha fotografato i monumenti decadenti dell'industrializzazione, edifici in laterizio decorati con volte, cornicioni, cupole e torri, finestre e portali imponenti, impressionanti nella loro somiglianza con le antiche cattedrali. Rovine di un mondo che va scomparendo, in cui le fabbriche erano pietre miliari di un orgoglioso progresso e non luoghi desolati, scenografie per storie cariche di quell'aura emozionale caratteristica  di Lynch

Le fotografie sono state scattate tra il 1980 e il 2000 nelle fabbriche di Berlino e delle aree limitrofe, in Polonia, in Inghilterra, a New York City, nel New Jersey e a Los Angeles. È come se la fuliggine, i vapori o le polveri sottili che avvolgevano quei luoghi si fossero posate sulla superficie della carta: ne risultano immagini di straordinaria potenza sensoriale, come disegni fatti a carboncino, in cui il nero carico delle linee nitide, grafiche, taglia il grigio scuro dei campi.

L'inconfondibile cifra di Lynch si svela in modo suggestivo nei soggetti scelti, nelle atmosfere, nelle nuance di colore di mondi arcani e surreali, nelle sequenze oniriche che evocano la visionarietà labirintica ed enigmatica dei suoi film.

David Lynch, icona del cinema americano, è nato nel 1946 a Missoula, nel Montana, e vive a Los Angeles: è regista, sceneggiatore, produttore, pittore, musicista, designer e fotografo. La sua formazione accademica è nel campo della pittura: studente alla Pennsylvania Academy of Fine Arts di Philadelphia, realizza qui, nel 1966, il suo primo cortometraggio. Si trasferisce in seguito a Los Angeles; il suo primo film Eraserhead (1977) diventa ben presto un "cult classic". Per The Elephant Man (1980), Velluto Blu (1986) e Mulholland Drive (2001) ha ricevuto la nomination all'Oscar per la migliore regia. Dune (1984), Cuore selvaggio (1990), Lost Highway (1997), Una storia vera (1999), INLAND EMPIRE (2006) e la serie televisiva Twin Peaks (1990 -1991) hanno ottenuto numerosi riconoscimenti.

Esposizione curata da Petra Giloy-Hirtz, in collaborazione con MAST e The Photographers' Gallery.

Fanno parte della mostra alcuni cortometraggi di Lynch, che verranno proiettati a ciclo continuo: Industrial Soundscape, Bug Crawls, Intervalometer: Steps.

Le immagini di grandi dimensioni sono: Archival pigment prints
Le fotografie di piccole dimensioni sono: Archival silver-gelatin prints


Visita al Mast

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CON IL PATROCINIO DELL'ORDINE DEGLI ARCHITETTI DI BOLOGNA


Capitale umano nell'industria

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Dalla Collezione di Fotografia su Industria e Lavoro della Fondazione MAST

A partire dalla metà del XVIII secolo, l'avvento dell'industrializzazione in Europa e nel resto del mondo ha prodotto un mutamento così determinante nelle condizioni di vita delle persone da indurci a coniare il termine "rivoluzione industriale". Nel corso dei successivi 250 anni, le tradizionali forme del lavoro agricolo e artigianale sono state progressivamente soppiantante da procedimenti produttivi di carattere industriale. Nel frattempo, il processo di industrializzazione che aveva interessato il settore primario e secondario, il reperimento delle materie prime e la loro lavorazione, si è esteso anche al terziario, all'organizzazione del tempo libero, alla cultura e alla gestione dei rifiuti.

Sarebbe riduttivo affermare che l'industrializzazione ha rivoluzionato soltanto le politiche economiche. Essa ha piuttosto condizionato l'intera società, le nostre conoscenze, il nostro pensiero, il commercio, in altre parole la nostra esistenza nella sua totalità. Prima dell'avvento dell'industrializzazione, la vita e il lavoro seguivano il ciclo naturale e biologico: l'avvicendarsi delle stagioni, il sorgere e il tramontare del sole scandivano il ritmo della giornata e il corso dell'anno. Da un certo punto in poi, le esigenze della produzione hanno preso il sopravvento, hanno scandito il ritmo della giornata lavorativa, hanno stabilito a che ora il lavoratore dovesse puntare la sveglia per recarsi al lavoro. Ecco perché parliamo di "tempo della fabbrica": nel mondo dell'industria, per la prima volta, le ore di lavoro e le ore di tempo libero sono state quantificate e regolamentate dal suono delle sirene, dai controlli all'entrata e, in ultimo, dalla timbratura del cartellino.

Mutando il modo di lavorare, è mutato di conseguenza il rapporto tra città e campagna. Tradizionalmente vita e lavoro erano parti integranti di una stessa unità: si abitava e lavorava nello stesso luogo o, perlomeno, nelle immediate vicinanze. L'industrializzazione e le offerte di lavoro ad essa collegate hanno spinto le persone ad allontanarsi sempre più dal luogo d'origine, fino a spingerle ad emigrare. Gli equilibri di potere si sono spostati dalla campagna alla città.

È comunque innegabile che l'industrializzazione abbia avuto anche il merito di rendere liberi gli uomini - affrancando ad esempio gran parte dei contadini dal giogo della servitù della gleba – o di rendere più duttili i rigidi sistemi normativi delle corporazioni di mestieri. Per la prima volta, con l'avvento dell'industria, questioni importanti quali l'igiene ed il progresso sono diventate oggetto di riflessione profonda. Conquiste fondamentali che non di rado, però, sono state pagate a caro prezzo: il benessere di una parte della popolazione è costato l'impoverimento di altre.

Se da un lato l'industria ha stravolto radicalmente la vita delle persone, dall'altro, concepire l'industria senza persone né lavoratori è del tutto impensabile. Fino a poco tempo fa, prima della recente svolta digitale nell'ambito dell'automazione industriale, uomini e macchine, industria e lavoratori costituivano una sola, grande entità, in cui il capo del personale era – come continua ad esserlo ancora - una figura chiave dell'azienda.

Questa unità, questo vincolo, ha fatto sì che le grandi industrie – ad esempio quelle automobilistiche – siano strutturate come vere e proprie comunità operative; al loro interno si esercitano 200, 250, talvolta fino a 300 diversi mestieri e si formano eserciti di apprendisti. Il vitto è offerto nelle mense o nei ristoranti aziendali. Risalgono all'inizio del XX secolo le prime Wohlfahrtshäuser, le case del popolo per il personale delle aziende, che offrivano ai lavoratori non solo docce e bagni, ma anche occasioni di svago, intrattenimento e formazione. Molte squadre di calcio portano il nome di un'azienda: il Bayer Leverkusen è solo un esempio tra tanti.

Oggi come un tempo possiamo distinguere le industrie in due tipologie contrapposte: quelle che trattano il personale con la massima attenzione e responsabilità, operando realmente per la sicurezza e la salute di quello che oggi viene definito "capitale umano", e quelle che – al contrario – non si curano affatto dei loro collaboratori, delle modalità, dei tempi e delle condizioni in cui si svolge il lavoro. Ne è prova la dinamica dei rapporti tra datori di lavoro e lavoratori, caratterizzata da negoziazioni, rivendicazioni, lotte e scioperi per ottenere condizioni migliori, maggiore sicurezza sul posto di lavoro, salari più alti e orari ridotti. La storia dell'industria è anche storia delle lotte sindacali.

Il Capitale Umano nell'Industria espone una selezione di oltre 200 fotografie tra opere su commissione, fotografie documentarie e scatti d'artista facenti parte della collezione della Fondazione MAST; opere che, nel loro insieme, testimoniano quella complessità che – oggi come un tempo – struttura i rapporti fra industria e operai, industria e impiegati, Risorse Umane e Capitale Umano.

La mostra racconta il lavoro dell'uomo nelle miniere, nei grandi impianti delle industrie metallurgiche, meccaniche e nelle fabbriche tessili, ma anche nei cantieri stradali, ferroviari e navali e nelle centrali elettriche, mettendo a confronto strumenti, metodi e condizioni di lavoro dall'Ottocento ad oggi. Il ritratto realistico che l'Occidente offre del mondo del lavoro si contrappone alla rappresentazione esaltante ed euforica che giunge dall'Unione Sovietica.

L'obiettivo coglie l'aspetto gerarchico del lavoro, dai Colletti Blu e Bianchi, agli ingegneri, manager, direttori e imprenditori. Ma non è tutto: le fotografie in mostra ci parlano anche di pendolarismo, di salubrità e sicurezza nei luoghi di lavoro e di tempo del lavoro rigorosamente disciplinato dall'industria. Spesso il progresso sociale è stato ottenuto a costo di lotte e confronti accesi fra le parti e non di rado la parola d'ordine a cui rispondere è stata: sciopero!

Alcuni autori delle immagini in mostra sono anonimi, di loro abbiamo perso le tracce, altri erano collaboratori delle fabbriche e delle imprese, ma con questi temi si sono cimentati anche fotografi famosi come ad esempio: Margarete Bourke-White, Robert Doisneau, David Goldblatt, Brian Griffin, Jacqueline Hassink, Erich Lessing, Jercy Lewczyński, Ugo Mulas, Jorge Ribalta, August Sander, Josef Sudek, Larry Sultan/Mike Mandel, Jakob Tuggener e molti altri ancora.

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LECTIO MAGISTRALIS DI UMBERTO ECO AL MAST

LECTIO MAGISTRALIS DI UMBERTO ECO AL MAST – 10 aprile 2014
Si è svolta al MAST di Bologna la Lectio Magistralis di Umberto Eco "Riflessioni sul dolore" in occasione della consegna dei Diplomi del Master in Medicina Palliativa e del Corso di Alta Formazione in Cure Palliative Pediatriche realizzati dall'Accademia delle Scienze di Medicina Palliativa e dall'Università di Bologna.

La lezione di Umberto Eco sarà pubblicata nella collana INCONTRI di ASMEPA Edizioni, l'attività editoriale dell'Accademia delle Scienze di Medicina Palliativa (Campus Bentivoglio)

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MONDI INDUSTRIALI 014

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La nuova esposizione presenta immagini inedite della collezione di artisti tra cui: Margaret Bourke-White, Bill Brant, Robert Doisneau, Walker Evans, Harry Gruyaert, Lewis Wickes Hine, W. Eugene Smith, Andreas Gursky, Stéphane Couturier, Doug Menuez, Toni Schneiders, Toshio Shibata, Albert Renger-Patzsch, Simon Norfolk, Lee Friedlander, Peter Keetman, Timm Rautert, Walter Vogel, oltre ad un opera composta da 53 fotografie di Lewis Baltz e Naoya Hatakeyama, uno degli artisti leader dell'arte contemporanea giapponese, con le Maquette/Lights (foto retroilluminate) esposte per la prima volta in Italia.
La Collezione MAST di Fotografia su Industria e Lavoro, a cura di URS STAHEL, è la prima del suo genere al mondo ed in continua crescita con nuove acquisizioni. La prima esposizione del 2014 presenta le opere di 46 fotografi e si articola in cinque sezioni tematiche, come lo spazio espositivo. Anche la mostra alla MAST Gallery è curata da Urs Stahel.

1. LAVORO, LAVORATORE: il ritratto del lavoratore e l'immagine del paesaggio industriale sono presentati nel mutare con il corso del tempo, dall'inizio del XX secolo ai giorni nostri.

2. AREA INDUSTRIALE, IMPIANTO INDUSTRIALE: il teatro della produzione industriale è discusso attraverso coppie d'immagini contrapposte: "Un tempo e oggi".

3. CHIAROSCURO: la fabbrica nera, infuocata, buia e straripante di operai del passato e i padiglioni bianchi, asettici, luminosi e vuoti dei giorni nostri.

4. VISIBILITA', INVISIBILITA': il contrasto tra i macchinari imponenti, pesanti, con processi visivamente leggibili degli inizi e i muti, enigmatici, asettici strumenti di produzione moderni.

5. FLUSSI DI ENERGIA, FLUSSO DI TRAFFICO, FLUSSO DI DATI: qualunque processo di produzione industriale non può mai fare a meno di: energia, trasporti, movimentazioni di materie prime, semilavorati e merci, ed ora di flussi di dati e di comunicazioni tra uomini, macchine e apparati. Con questi cinque capitoli la Fondazione MAST ha iniziato la scrittura di una storia dell'industria e del lavoro attraverso le immagini di importanti fotografi, che ne documentano la nascita e la sua evoluzione fino ad oggi.

Viviamo infatti, nel mondo occidentale, in quella che viene comunemente definita era postindustriale. Molte fabbriche sono state chiuse e i processi produttivi delocalizzati. L'Europa sta cambiando volto, trasformandosi in un grande continente erogatore di servizi. Il concetto di post-industriale ha tuttavia valore solo se riferito al fatto che, pur avendo trasferito numerose imprese in Asia e delocalizzato i processi produttivi, continuiamo a trarre profitto dai risultati economici ottenuti. Meno calzante risulta invece se consideriamo che i punti cardine rimangono ancora quelli di un'economia di tipo industriale: ideazione, investimento, produzione.

In passato la società ha sovente vissuto con un certo disagio il suo rapporto con l'industria. Era chiaro in origine, e lo è tuttora, che l'industria risponda a un nostro bisogno, rappresenti un enorme beneficio, crei prosperità e ci renda la vita più facile. Ma in quali termini ne parliamo? È evidente per tutti come il piacere per le cose belle sia fortemente radicato nella nostra società. Parliamo della bellezza del paesaggio, di belle arti, di moda, di bella gente, di belle auto. Al contrario si parla meno volentieri quando ci si riferisce ai processi di produzione. È come se un'immagine ricorrente, evocata dall'industria pesante di un tempo, incombesse ancora oggi sull'intera branca della produzione industriale. Così, se da un lato discutiamo di buon grado di risultati straordinari e prodotti eccezionali, dall'altro si tende a sorvolare sulle difficoltà a cui la produzione e i produttori vanno incontro. E in alcune circostanze si allude all'industria come alla zona d'ombra della società. Questo dato di fatto trova conferma nella controversa relazione con le immagini del mondo dell'industria. Per decenni le foto delle fabbriche sono state trattate con totale indifferenza e non di rado venivano gettate via quando un'impresa cambiava proprietà. È solo di recente che abbiamo cominciato a rivalutarle e recuperarle, rendendoci così conto di aver rimosso la testimonianza di quasi una metà del mondo, della storia, dell'universo della produzione industriale: un mondo che fornisce una chiave di lettura preziosa della nostra vita, del nostro pensiero e delle nostre attività.

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FOCUS ADRIANO OLIVETTI

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FOTO/INDUSTRIA 01 (Bologna, 2013)

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La prima edizione della Biennale  FOTO/INDUSTRIA si è svolta dal 3 al 20 ottobre 2013 (la mostra al MAST è stata aperta fino al 1 gennaio 2014).

È la prima iniziativa nel mondo dedicata alla Fotografia Industriale, al Lavoro, all'Impresa, con l'obiettivo di offrire uno sguardo alla rappresentazione dell'universo del lavoro, della produzione, per stimolare la qualità del rapporto tra il mondo produttivo e la fotografia d'autore.

Attraverso gli scatti di fotografi di rilevanza internazionale, le immagini offrono ai visitatori alcuni spaccati dello sviluppo produttivo dal Novecento ad oggi gettando un occhio sul futuro.

La Biennale è stata organizzata in collaborazione con Les Rencontres de la Photographie di Arles e la Direzione artistica di François Hébel che ha organizzato un programma che contempla contenuti quali: Retrospettive sul Lavoro Industriale e Corporate, Esposizione di un Progetto, I miti della Fotografia Corporate, Progetti Concettuali, Collezioni.

Le immagini sono state rappresentate in diciassette esposizioni allestite in 10 luoghi simbolo della cultura a Bologna e presso MAST che con l'apertura ad Ottobre, ha offerto alla città anche un'area di fotografia industriale, con la mostra I Mondi dell'Industria, curata da Urs Stahel.


INAUGURAZIONE (4 OTTOBRE 2013)