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MAST presenta con Industria, oggi, l'immagine dell'industria contemporanea negli scatti di ventiquattro artisti e fotografi moderni, proponendo una riflessione sulla rappresentazione del paesaggio industriale.

La mostra, proposta dal curatore della collezione di fotografia industriale di MAST Urs Stahel, espone le immagini di artisti che, perdutasi l’incisività della fotografia industriale in senso classico degli anni Sessanta e Settanta del Novecento, si interessano oggi ai processi produttivi e al loro legame con la società, indagando sui rapporti di forza e sull'influenza dell'industria sull'uomo e la natura.
Olivo Barbieri, per esempio, nella sua fotografia lunga sette metri raffigurante l'interno di uno stabilimento Ferrari, mostra come i capannoni siano ormai ambienti chiari, luminosi, arredati con grandi, verdi “piante da appartamento”, ma totalmente deserti; Henrik Spohler e Vincent Fournier ci guidano attraverso un mondo di dati e prodotti, un mondo sempre più invisibile in cui ormai solo i cartelli aiutano a orientarsi. Carlo Valsecchi fotografa impianti produttivi contemporanei come fossero sculture a tuttotondo di una “industrial fiction”. Trevor Paglen sembrerebbe prediligere la pura fotografia del cielo, se le molte strisce bianche non indicassero la presenza di orbite satellitari e sistemi di sorveglianza militare a elevata tecnologia. Nell'opera dal titolo “Tokamak Asdex Upgrade Interior 2”, Thomas Struth si occupa della ricerca tecnologica del Max- Planck-Institut, mentre Vera Lutter, nelle sue scure immagini stenoscopiche, continua a incentrare il proprio lavoro sull'oppressione, l'imponenza degli impianti industriali, mentre Miyako Ishiuchi documenta la centenaria produzione della seta in Giappone.
Anche nella nostra epoca postmoderna, postindustriale, altamente tecnologica, il possesso e l'uso dei mezzi di produzione e delle competenze creano molteplici disuguaglianze sociali. Se
Jacqueline Hassink, Allan Sekula e Bruno Serralongue si occupano di interrogativi e differenze all’interno della società, Ad van Denderen e Jim Goldberg contrappongono alle bianche fabbriche vuote le variopinte, flemmatiche correnti migratorie. Ed Burtynsky mostra dove e come vengano riciclate le grandi navi da carico, mentre la fotografia di Sebastião Salgado ricorda che, accanto agli impianti automatizzati, esistono ancora aree del mondo in cui si produce sfruttando intensamente la forza lavoro.

SIDE EVENT DELLA MOSTRA: proiezione di : “...Stromness...” (durata 12’) realizzato nel 2005 da Simon Faithfull, che descrive la stazione baleniera raggiunta nel 1917 dal noto esploratore Sir Ernest Shackleton, attualmente abbandonata, situata nella costa settentrionale della Georgia del Sud, e del docufilm The Forgotten Space (durata 112‘) di Allan Sekula e Noël Burch sul sistema, spesso obsoleto e fonte di gravi danni per il nostro pianeta, del trasporto per mare tramite containers, vincitore nel 2010 del Premio Speciale della Giuria Orizzonti alla Biennale del Cinema di Venezia.


Vera Lutter, Battersea Power Station, II, July 3, 2004 © Vera Lutter


Edward Burtynsky, Shipbreaking #10, Chittagong, Bangladesh, 2000/2001
© Edward Burtynsky, Courtesy Nicholas Metivier Gallery, Toronto / Gallerie Springer, Berlin


Carlo Valsecchi, #0078 Dalmine, Bergamo, 2008/2013
© Carlo Valsecchi