TALK E PROIEZIONE / John Landis

PRESENTAZIONE EDITORIALE / MASSIMO RECALCATI

Talk / Florian Ebner

Proiezione e talk / Paolo di Paolo - Bruce Weber

Rassegna cinematografica / Visiones

Summer School 2022

PRESENTAZIONE EDITORIALE / Elsa Osorio

TALK / Joachim Brohm

Laboratorio di Etica 2022

TALK / Martin Roemers

PRESENTAZIONE EDITORIALE / Massimo Recalcati, IVANO DIONIGI

TALK / Paolo Woods

TALK / Oscar Monzon

Talk / Doug Menuez

PRESENTAZIONE EDITORIALE / Marco Antonio Bazzocchi. Cento

talk / William Hunt

PRESENTAZIONE EDITORIALE / Recalcati - Pasolini

TALK / Timothy Prus

PRESENTAZIONE EDITORIALE / VITO MANCUSO - La mente innamorata

PRESENTAZIONE EDITORIALE / MARCO ANTONIO BAZZOCCHI - ALFABETO PASOLINI

TALK / Marin Karmitz, Francois Hébel

TALK / Georges Didi-Huberman

TALK / Matthias Harder, DENIS CURTI

PRESENTAZIONE EDITORIALE / Bibbia - Enzo Bianchi, Vito Mancuso

PRESENTAZIONE EDITORIALE / Recalcati - Esiste il rapporto sessuale?

PRESENTAZIONE EDITORIALE / Lilli Gruber

SPETTACOLO TEATRALE / Retrovie Tita Ruggeri

PROIEZIONI / Future Film Kids 2021

Foto/Industria 2021 — EVENTI

Foto/Industria 2021

MOSTRA / Richard Mosse - Displaced

TALK / Ferdinando Scianna

PRESENTAZIONE EDITORIALE / Vittorio Lingiardi

talk / SUKETU MEHTA

PROIEZIONE IN ANTEPRIMA / Anamei

PRESENTAZIONE EDITORIALE / Namsa Leuba

Rassegna cinematografica / Displaced

TALK / RIchard Mosse - Tristes Tropiques

Talk / Christian Viveros-Fauné

PRESENTAZIONE EDITORIALE / Recalcati - Il grido di Giobbe

PRESENTAZIONE EDITORIALE / Bazzocchi - Con gli occhi di Artemisia

TALK / Nello Scavo

TALK / Stefano Allovio

MOSTRA / Inventions

MOSTRA / MAST Photo Grant 2020

MAST PHOTOGRAPHY GRANT

CONTENUTI VIDEO / INCONTRI SULLA FOTOGRAFIA

Presentazione editoriale / Manuel Vilas

MOSTRA / UNIFORM

CONTENUTI VIDEO / INCONTRI CON GLI ARTISTI DELLA MOSTRA UNIFORM

TALK / Nido delle idee 2020

CONFERENZA / ECOLOGIA DELLA CREATIVITÀ

SCREENINGS / IL CINEMA IN DIVISA

TALK E CONCERTO / CLAUDIO LOLLI'S SOCIAL POETRY

TALK E PROIEZIONE / CRISTINA CATTANEO

MOSTRA / ANTHROPOCENE

TALK E PROIEZIONE / FILIPPO RAVENDA

PROIEZIONE / NOMAD

PROIEZIONE / LEVIATHAN

PROIEZIONI / FORESTE, DAI DESERTI ALLE PRATERIE

PROIEZIONI / SMOG JOURNEYS, AWAKEN

PROIEZIONE / IL VIAGGIO DI YAO

PROIEZIONE / PHOTO ARK

TALK / RECALCATI - LE NUOVE MELANCONIE

TALK E PROIEZIONE / FABIO TRINCARDI

PROIEZIONI / KIDS GREEN CHRISTMAS

PROIEZIONE / THE END OF THE LINE - AL CAPOLINEA

PROIEZIONE / CAMBIAMENTI CLIMATICI: LA GRANDE SFIDA

TALK E PROIEZIONE / TELMO PIEVANI

TALK E PROIEZIONE / MICHELE ALACEVICH

PROIEZIONE / IL POPOLO MIGRATORE

PROIEZIONE / BEFORE THE FLOOD

TALK E PROIEZIONE / GUIDO BARBUJANI

FOTO/INDUSTRIA 2019

FOTO/INDUSTRIA 2019 — EVENTI

Aggregatore Risorse

The Pixelated Revolution

The pixelated Revolution The pixelated Revolution
martedì 11 ottobre 2022
ORE 21
MAST.Auditorium
SPETTACOLO TEATRALE
THE PIXELATED REVOLUTION
UNA CONFERENZA NON ACCADEMICA

Ideato, diretto e interpretato da Rabih Mroué
Produzione: Berlin Documentary Forum – HKW/ Berlin, dOCUMENTA 13 Kassel, Spalding Gray Award 2010 (Performing Space 122, New York), The Andy Warhol Museum Pittsburg, On the Boards Seattle, Walker art Center Minneapolis

Sovratitoli a cura di Laura Bevione per il Festival delle Colline Torinesi

In collaborazione con ERT Emilia Romagna Teatro nell’ambito di VIE Festival


Siria, 2011. Per strada, sotto gli occhi del mondo intero, cadono gli uomini che filmano la propria morte. Immagini di una rivoluzione. Rivoluzione dell’immagine.

A migliaia, armati di macchina fotografica o di cellulare, migliaia di manifestanti pacifici contrari al regime soffocante di Bashar Al-Assad, irrompono nelle strade. Nel caos, al volo, registrano l’evento stesso che stanno creando. In un attimo queste immagini mozzafiato appaiono su Internet, poi si diffondono in maniera massiccia, rivelando al mondo intero i tumulti della resistenza politica oltre che digitale. Poi la situazione si aggrava, la violenza si dispiega, si decuplica e le immagini diventano insopportabili. Nel mirino dei cecchini cadono gli uomini che, fino all’ultimo momento, filmano la propria morte.

Solo di fronte a noi, oscillando tra la gravità e il sorprendentemente ludico, l’irrequieto creatore libanese Rabih Mroué analizza e interroga le immagini travagliate della rivoluzione siriana e i meccanismi della loro produzione e si interroga sul ruolo che hanno foto e video dei nostri cellulari nella documentazione della storia contemporanea.
Mroué si lascia ispirare dalla visione di un video che mostra un uomo siriano filmare una scena con il suo telefono mentre il fuoco dei cecchini riecheggia di sfondo. Il video è traballante e sembra essere alla ricerca di qualcuno. Quando l’inquadratura si ferma su un cecchino, il siriano continua la ripresa, anche se il cecchino prende la mira e gli spara. Non ha mai cercato di correre. Perché? “Perché”, dice Mroué, “…l’occhio vede più di quanto non sia in grado di interpretare. Forse non capisce che è testimone della propria morte”. ”Sono molti i girati da telefono su scene di gravi ferimenti e morti come se la morte accada solo fuori dal video, come se fosse l’unico veicolo per mostrare la rivoluzione agli occhi del mondo”.
Mroué definisce la rivoluzione siriana “una guerra contro l’immagine”, contrapponendo i vecchi metodi del regime di Assad (torture e soppressioni medievali), ai moderni approcci digitali e wireless dei manifestanti. Riflette inoltre sul rapporto tra l’atto di documentazione del “qui e ora” con la morte, e il modo in cui la stessa viene percepita dal resto del mondo che osserva. Spostandosi tra le arti visive, il teatro e la storia, l’artista libanese offre prospettive alternative su alcuni avvenimenti (un tempo troppo lontani per essere capiti o troppo vicini per essere considerati), offrendo allo spettatore un dibattito avvincente nell’estetica della violenza. E non mancando di emozionarlo. 


Nato a Beirut nel 1967, Rabih Mroué ha sviluppato una pratica artistica versatile in cui assume, spesso contemporaneamente, le funzioni di attore, regista e drammaturgo, con una folgorante capacità di fotografare il contemporaneo. Radicato nel teatro, il suo lavoro artistico comprende video, installazioni, fotografia, scrittura e scultura.
Dal 1990 ha sviluppato, da solo o in tandem con la sua collega artistica Lina Majdalanie, straordinarie performance che confondono i confini tra le discipline in una fusione poetica di teatro, installazioni, performance art e video. Presentano opere che riflettono direttamente le realtà sociali e politiche del loro paese, mentre approfondiscono le questioni e le contraddizioni alla base della società libanese. In un'inaspettata mescolanza di documentario e finzione, in particolare con pezzi di lezione-spettacolo non classificabili come Make Me Stop Smoking (2006) o The Inhabitants of Images (2008), trasformano la realtà in narrativa. Artista iconoclasta le cui opere mettono costantemente in discussione i limiti della rappresentazione, Rabih Mroué pone l'umanità al centro del suo lavoro.

 

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Immagini intelligenti

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Immagini intelligenti

IMAGE CAPITAL

A partire dal momento della sua nascita, la fotografia è penetrata progressivamente in ogni ambito della società, infiltrandosi nella scienza, nell’arte, nella politica, nella comunicazione e nell’informazione, così come in ogni genere di commercio e industria.
Nel corso di circa due secoli, questo medium è diventato un dispositivo fondamentale per la nostra relazione visiva con il mondo.
Image Capital racconta una storia della fotografia diversa: quella dei suoi innumerevoli utilizzi pratici e della sua funzione come tecnologia dell’informazione.
La fotografia viene qui investigata come sistema di creazione, elaborazione, archiviazione, protezione e scambio di informazioni visive all’interno di differenti tipologie di processi di produzione, in particolare in ambito scientifico, culturale e industriale. È così che, dentro questo circuito, le immagini fotografiche assumono un peculiare valore descrivibile come una vera e propria forma di capitale, per cui il loro possesso corrisponde all’acquisizione di un autentico vantaggio strategico.
La spinta all’utilizzo della fotografia come tecnologia dell’informazione è avvenuta intorno alla metà del secolo scorso, quando i processi gestionali e amministrativi di aziende e istituzioni si stavano espandendo e necessitavano di essere ottimizzati. Molto prima dell’odierna società dell’informazione, le organizzazioni basate sul modello capitalista dipendevano fortemente dai sistemi di comunicazione e di accesso alle informazioni, che grazie alla fotografia sono migliorati esponenzialmente fino a consentire lo sviluppo delle industrie globali e di vasti apparati governativi.
Poi è venuta la fotografia digitale, che ha svolto i compiti fino a qui descritti in maniera sempre più efficiente, provocando un vero e proprio salto di scala. Le macchine riconoscono automaticamente i soggetti posti davanti all’obiettivo della fotocamera, i software governano interi processi di produzione grazie alle informazioni fornite dagli occhi artificiali montati sui nuovi robot industriali, mentre gli algoritmi collegano tra loro immagini apparentemente lontane e le scelgono al posto nostro. Anziché essere soltanto i soggetti delle fotografie, gli oggetti del nostro mondo vengono oggi costruiti sulla base delle fotografie stesse e delle loro rielaborazioni, invertendo un rapporto precedente unidirezionale. Al di là dello specifico fotografico, queste trasformazioni portano con sé alcune fondamentali ricadute sul piano economico e politico: le grandi masse di immagini che alimentano questo sistema hanno acquisito un valore elevatissimo, conferendo a coloro che le possiedono e sanno come gestirle ed elaborarle poteri ugualmente sterminati. Nella società capitalista la fotografia non domina soltanto l’immaginario, ma molto di più.
 
Image Capital esplora questi processi, la loro storia e la loro attualità, in un percorso suddiviso in sei sezioni:
 
MEMORY: sulla capacità delle immagini di raccogliere e immagazzinare informazioni. 
ACCESS: sulle modalità di archiviazione, indicizzazione e reperimento delle immagini.
PROTECTION: sulle strategie per la conservazione a lungo termine delle immagini e delle informazioni che contengono.
MINING: sull’analisi delle immagini e il loro utilizzo nelle tecnologie per il riconoscimento automatico.
IMAGING: sulla fotografia come sistema di visualizzazione della realtà o di un suo progetto.
CURRENCY: sul valore delle immagini.
 
A partire dalla ricerca condivisa, dai testi di Estelle Blaschke e dalle opere fotografiche di Armin Linke, ideatori del progetto di Image Capital, la mostra comprende una vasta selezione di interviste, video, immagini d’archivio, pubblicazioni e altri oggetti originali. Nonostante la loro diversità, tutti questi materiali sono disposti nello spazio espositivo su uno stesso piano, senza gerarchie né priorità, con l’obiettivo di offrire agli spettatori una narrazione/esperienza tanto immersiva quanto stratificata. Immagini e parole sono qui strettamente legate e interdipendenti, si chiariscono e si modificano a vicenda, in un percorso aperto come le dinamiche in continua trasformazione che raccontano.

SCOPRI DI PIÚ SULLA MOSTRA

 

Foto: Armin Linke, Ter Laak Orchids, tecnologia di differenziazione ottica, Wateringen, Paesi Bassi, 2022. Courtesy: l'artista e Vistamare Milano/Pescara


Tecnologie dell informazione - Secondaria I

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Tecnologie dell'informazione

IMAGE CAPITAL

A partire dal momento della sua nascita, la fotografia è penetrata progressivamente in ogni ambito della società, infiltrandosi nella scienza, nell’arte, nella politica, nella comunicazione e nell’informazione, così come in ogni genere di commercio e industria.
Nel corso di circa due secoli, questo medium è diventato un dispositivo fondamentale per la nostra relazione visiva con il mondo.
Image Capital racconta una storia della fotografia diversa: quella dei suoi innumerevoli utilizzi pratici e della sua funzione come tecnologia dell’informazione.
La fotografia viene qui investigata come sistema di creazione, elaborazione, archiviazione, protezione e scambio di informazioni visive all’interno di differenti tipologie di processi di produzione, in particolare in ambito scientifico, culturale e industriale. È così che, dentro questo circuito, le immagini fotografiche assumono un peculiare valore descrivibile come una vera e propria forma di capitale, per cui il loro possesso corrisponde all’acquisizione di un autentico vantaggio strategico.
La spinta all’utilizzo della fotografia come tecnologia dell’informazione è avvenuta intorno alla metà del secolo scorso, quando i processi gestionali e amministrativi di aziende e istituzioni si stavano espandendo e necessitavano di essere ottimizzati. Molto prima dell’odierna società dell’informazione, le organizzazioni basate sul modello capitalista dipendevano fortemente dai sistemi di comunicazione e di accesso alle informazioni, che grazie alla fotografia sono migliorati esponenzialmente fino a consentire lo sviluppo delle industrie globali e di vasti apparati governativi.
Poi è venuta la fotografia digitale, che ha svolto i compiti fino a qui descritti in maniera sempre più efficiente, provocando un vero e proprio salto di scala. Le macchine riconoscono automaticamente i soggetti posti davanti all’obiettivo della fotocamera, i software governano interi processi di produzione grazie alle informazioni fornite dagli occhi artificiali montati sui nuovi robot industriali, mentre gli algoritmi collegano tra loro immagini apparentemente lontane e le scelgono al posto nostro. Anziché essere soltanto i soggetti delle fotografie, gli oggetti del nostro mondo vengono oggi costruiti sulla base delle fotografie stesse e delle loro rielaborazioni, invertendo un rapporto precedente unidirezionale. Al di là dello specifico fotografico, queste trasformazioni portano con sé alcune fondamentali ricadute sul piano economico e politico: le grandi masse di immagini che alimentano questo sistema hanno acquisito un valore elevatissimo, conferendo a coloro che le possiedono e sanno come gestirle ed elaborarle poteri ugualmente sterminati. Nella società capitalista la fotografia non domina soltanto l’immaginario, ma molto di più.
 
Image Capital esplora questi processi, la loro storia e la loro attualità, in un percorso suddiviso in sei sezioni:
 
MEMORY: sulla capacità delle immagini di raccogliere e immagazzinare informazioni. 
ACCESS: sulle modalità di archiviazione, indicizzazione e reperimento delle immagini.
PROTECTION: sulle strategie per la conservazione a lungo termine delle immagini e delle informazioni che contengono.
MINING: sull’analisi delle immagini e il loro utilizzo nelle tecnologie per il riconoscimento automatico.
IMAGING: sulla fotografia come sistema di visualizzazione della realtà o di un suo progetto.
CURRENCY: sul valore delle immagini.
 
A partire dalla ricerca condivisa, dai testi di Estelle Blaschke e dalle opere fotografiche di Armin Linke, ideatori del progetto di Image Capital, la mostra comprende una vasta selezione di interviste, video, immagini d’archivio, pubblicazioni e altri oggetti originali. Nonostante la loro diversità, tutti questi materiali sono disposti nello spazio espositivo su uno stesso piano, senza gerarchie né priorità, con l’obiettivo di offrire agli spettatori una narrazione/esperienza tanto immersiva quanto stratificata. Immagini e parole sono qui strettamente legate e interdipendenti, si chiariscono e si modificano a vicenda, in un percorso aperto come le dinamiche in continua trasformazione che raccontano.

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Foto: Armin Linke, Ter Laak Orchids, tecnologia di differenziazione ottica, Wateringen, Paesi Bassi, 2022. Courtesy: l'artista e Vistamare Milano/Pescara


Tecnologie dell informazione - Secondaria II

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Tecnologie dell'informazione

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A partire dal momento della sua nascita, la fotografia è penetrata progressivamente in ogni ambito della società, infiltrandosi nella scienza, nell’arte, nella politica, nella comunicazione e nell’informazione, così come in ogni genere di commercio e industria.
Nel corso di circa due secoli, questo medium è diventato un dispositivo fondamentale per la nostra relazione visiva con il mondo.
Image Capital racconta una storia della fotografia diversa: quella dei suoi innumerevoli utilizzi pratici e della sua funzione come tecnologia dell’informazione.
La fotografia viene qui investigata come sistema di creazione, elaborazione, archiviazione, protezione e scambio di informazioni visive all’interno di differenti tipologie di processi di produzione, in particolare in ambito scientifico, culturale e industriale. È così che, dentro questo circuito, le immagini fotografiche assumono un peculiare valore descrivibile come una vera e propria forma di capitale, per cui il loro possesso corrisponde all’acquisizione di un autentico vantaggio strategico.
La spinta all’utilizzo della fotografia come tecnologia dell’informazione è avvenuta intorno alla metà del secolo scorso, quando i processi gestionali e amministrativi di aziende e istituzioni si stavano espandendo e necessitavano di essere ottimizzati. Molto prima dell’odierna società dell’informazione, le organizzazioni basate sul modello capitalista dipendevano fortemente dai sistemi di comunicazione e di accesso alle informazioni, che grazie alla fotografia sono migliorati esponenzialmente fino a consentire lo sviluppo delle industrie globali e di vasti apparati governativi.
Poi è venuta la fotografia digitale, che ha svolto i compiti fino a qui descritti in maniera sempre più efficiente, provocando un vero e proprio salto di scala. Le macchine riconoscono automaticamente i soggetti posti davanti all’obiettivo della fotocamera, i software governano interi processi di produzione grazie alle informazioni fornite dagli occhi artificiali montati sui nuovi robot industriali, mentre gli algoritmi collegano tra loro immagini apparentemente lontane e le scelgono al posto nostro. Anziché essere soltanto i soggetti delle fotografie, gli oggetti del nostro mondo vengono oggi costruiti sulla base delle fotografie stesse e delle loro rielaborazioni, invertendo un rapporto precedente unidirezionale. Al di là dello specifico fotografico, queste trasformazioni portano con sé alcune fondamentali ricadute sul piano economico e politico: le grandi masse di immagini che alimentano questo sistema hanno acquisito un valore elevatissimo, conferendo a coloro che le possiedono e sanno come gestirle ed elaborarle poteri ugualmente sterminati. Nella società capitalista la fotografia non domina soltanto l’immaginario, ma molto di più.
 
Image Capital esplora questi processi, la loro storia e la loro attualità, in un percorso suddiviso in sei sezioni:
 
MEMORY: sulla capacità delle immagini di raccogliere e immagazzinare informazioni. 
ACCESS: sulle modalità di archiviazione, indicizzazione e reperimento delle immagini.
PROTECTION: sulle strategie per la conservazione a lungo termine delle immagini e delle informazioni che contengono.
MINING: sull’analisi delle immagini e il loro utilizzo nelle tecnologie per il riconoscimento automatico.
IMAGING: sulla fotografia come sistema di visualizzazione della realtà o di un suo progetto.
CURRENCY: sul valore delle immagini.
 
A partire dalla ricerca condivisa, dai testi di Estelle Blaschke e dalle opere fotografiche di Armin Linke, ideatori del progetto di Image Capital, la mostra comprende una vasta selezione di interviste, video, immagini d’archivio, pubblicazioni e altri oggetti originali. Nonostante la loro diversità, tutti questi materiali sono disposti nello spazio espositivo su uno stesso piano, senza gerarchie né priorità, con l’obiettivo di offrire agli spettatori una narrazione/esperienza tanto immersiva quanto stratificata. Immagini e parole sono qui strettamente legate e interdipendenti, si chiariscono e si modificano a vicenda, in un percorso aperto come le dinamiche in continua trasformazione che raccontano.

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Foto: Armin Linke, Ter Laak Orchids, tecnologia di differenziazione ottica, Wateringen, Paesi Bassi, 2022. Courtesy: l'artista e Vistamare Milano/Pescara


AMEN


Marin Karmitz

Marin Karmitz Marin Karmitz

GIOVEDÌ 24 MARZO 2022
ORE 18.30
MAST.AUDITORIUM

TALK

MARIN KARMITZ E FRANÇOIS HÉBEL
LA COLLEZIONE MARIN KARMITZ

Marin Karmitz - regista, produttore e distributore cinematografico - è conosciuto principalmente per il suo legame con l'immagine in movimento, ma è anche una figura di grande rilievo internazionale nel panorama della fotografia: la sua eccezionale collezione è stata esposta in grandi mostre, tra cui “La collection Marin Karmitz - Traverses” a Les Rencontres d’Arles nel 2010 e "Étranger résident, la collection Marin Karmitz" alla Maison Rouge a Parigi nel 2017.

Nel dialogo con François Hébel, Karmitz racconta della passione per l’immagine e dell’impegno culturale e civile che segna lo spirito di una collezione poliedrica, in cui le opere si articolano come in una sceneggiatura cinematografica.

 

Marin Karmitz è fondatore di MK2, uno dei più grandi gruppi francesi di produzione e distribuzione cinematografica, specializzato nel cinema d’autore, ma è anche un importante collezionista di fotografia e d’arte contemporanea. É  presidente dell’Institut pour la Photographie des Hauts de France e membro del Consiglio d’Amministrazione delle Rencontres d’Arles.

François Hébel, direttore della Fondation Henri Cartier-Bresson, è stato direttore delle Rencontres d’Arles dal 2001 al 2014, dove ha invitato Marin Karmitz a esporre la sua collezione nel 2010. Dal 2013 al 2017 è stato direttore artistico di Foto/Industria, la biennale di fotografia dell’industria e del lavoro della Fondazione MAST.


TALK E PROIEZIONE / John Landis

PRESENTAZIONE EDITORIALE / MASSIMO RECALCATI

Recalcati - Streaming


Talk / Florian Ebner

John Landis

John Landis
giovedì 07 luglio 2022
ORE 18.30
MAST.Auditorium
TALK E PROIEZIONE
WELCOME JOHN LANDIS

In collaborazione con Cineteca di Bologna e International Filmmaking Academy

Fondazione MAST ha il piacere di avere ospite il famoso regista John Landis, che introdurrà insieme al direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli il film Tutto in una notte (John Landis, Stati Uniti, 1985, 115 min), con Jeff Goldblum, Michelle Pfeiffer e Dan Aykroyd.
Distratto nelle riunioni di lavoro, tradito dalla moglie e costantemente afflitto dall'insonnia, una notte l'ingegnere Ed Okin (Goldblum) prende la macchina e fa una corsa fino all'aeroporto di Los Angeles. Una bella sconosciuta, Diana (Pfeiffer), gli piomba terrorizzata sul cofano, inseguita da quattro killer persiani. Comincia la disperata fuga dei due, in un’avventura notturna a rotta di collo sulle note di B. B. King. Nel film compare uno stuolo di camei: da Jack Arnold a Paul Bartel, da David Bowie a David Cronenberg, fino a Don Siegel e Jonathan Demme.

v.o. con sottotitoli in italiano


Figura poliedrica del cinema americano, John Landis (Chicago, 1950) non è solo regista ma anche attore, sceneggiatore e produttore.
Sin da giovane frequenta i set e le case di produzione, partecipando come comparsa o con il ruolo di assistente. Dopo il debutto alla regia nel 1973 raggiunge il primo successo nel 1978 con Animal House; il film successivo, The Blues Brothers (1980), che vede sempre come protagonista John Belushi, diventa subito un cult e gli garantisce la fama internazionale.
Tra gli altri lungometraggi firmati da Landis si ricordano Un lupo mannaro americano a Londra (1981), Una poltrona per due (1983) e Il Principe cerca moglie (1988).
Suo è anche il videoclip di Thriller di Michael Jackson (1983), uno dei più famosi e costosi della storia.

 


Proiezione e talk / Paolo di Paolo - Bruce Weber

Rassegna cinematografica / Visiones

Summer School 2022

Recalcati - La legge della parola

La legge della parola La legge della parola
mercoledì 06 luglio 2022
ORE 18.30
MAST.Auditorium
PRESENTAZIONE EDITORIALE
MASSIMO RECALCATI
LA LEGGE DELLA PAROLA.
RADICI BIBLICHE DELLA PSICOANALISI 
(Einaudi)

In collaborazione con Coop Alleanza 3.0

La critica freudiana della religione come illusione sembra condannare il testo biblico senza alcuna possibilità di appello.
La psicoanalisi è sin nelle sue fondamenta atea perché non crede all’esistenza di un «mondo dietro al mondo» se non come una favola che serve ad attutire il dolore dell’esistenza. La lettura delle Scritture che Massimo Recalcati propone in questo libro rivela invece l’esistenza inaudita di radici bibliche della psicoanalisi.
Non è una tesi teologica o una dimostrazione filologica, ma un effetto del suo incontro singolare con il testo biblico. Non si tratta di psicanalizzare la Bibbia, ma di riconoscere in essa la presenza dei grandi temi che verranno ereditati dalla psicoanalisi, con particolare riferimento all’opera di Freud e di Lacan: il carattere originario dell’odio rispetto all’amore; la radice invidiosa del desiderio umano; il fallimento e la necessità della fratellanza; il rapporto dialettico tra Legge e desiderio; la funzione simbolica del Nome del padre; il lutto necessario della totalità; la centralità attribuita al resto salvifico che sottrae la vita alla morte e alla distruzione; la maledizione della ripetizione e la sua interruzione; la tentazione idolatrica come desiderio perverso dell’uomo di essere Dio; la critica al fanatismo ideologico del sacrificio; il taglio virtuoso della separazione; l’eccedenza della gioia erotica; la scissione della Legge di fronte al reale della sofferenza e al suo grido.


Massimo Recalcati, psicoanalista tra i più noti in Italia, dirige l’Irpa (Istituto di ricerca di psicoanalisi applicata) e nel 2003 ha fondato Jonas Onlus (Centro di clinica psicoanalitica per i nuovi sintomi). Scrive per “la Repubblica” e insegna Psicopatologia del comportamento alimentare presso l’Università di Pavia e Psicoanalisi e scienze umane presso l’Università di Verona. Ha pubblicato numerosi libri, tradotti in diverse lingue, tra cui: Ritratti del desiderio (2012), Jacques Lacan. Desiderio, godimento e soggettivazione (2012), Non è più come prima (2014), L’ora di lezione (2014) e Contro il sacrificio (2017). Con Feltrinelli ha pubblicato: Il complesso di Telemaco (2013), Le mani della madre (2015), Il mistero delle cose (2016), Il segreto del figlio (2017), A libro aperto (2018), Mantieni il bacio. Lezioni brevi sull’amore (2019) e La tentazione del muro. Lezioni brevi per un lessico civile (2020).

 


Paolo di Paolo - Weber

PDP - WEBER PDP - WEBER
martedì 28 giugno 2022
ORE 18.30
MAST.AUDITORIUM

PROIEZIONE E TALK

THE TREASURE OF HIS YOUTH: THE PHOTOGRAPHS OF PAOLO DI PAOLO
(PAOLO DI PAOLO: UN TESORO DI GIOVENTÙ)
DI BRUCE WEBER, STATI UNITI, 2021, 105 MIN 

v.o. con sottotitoli

INCONTRO CON PAOLO DI PAOLO E BRUCE WEBER
MODERA MICHELE SMARGIASSI

 

La Fondazione MAST presenta in collaborazione con Cineteca di Bologna, nell’ambito del festival Il Cinema Ritrovato, il documentario The Treasure Of His Youth: The Photographs Of Paolo Di Paolo (Paolo Di Paolo: un tesoro di gioventù) di Bruce Weber. 

Il regista esplora la vita del fotogiornalista autodidatta Paolo Di Paolo (Larino, 1925) ripercorrendo la sua breve ma intensa carriera a Roma, dove collaborò dal 1954 al 1968 con le riviste Il Mondo e Tempo. Le sue fotografie – che abbracciano il mondo dell’arte, della moda, del cinema e della vita quotidiana – dipingono con intimità e realismo l’Italia che riemerge dalla distruzione e dalla povertà della guerra. Con la sua Leica in mano, Di Paolo divenne il fotografo più fidato dell’élite culturale agli albori della dolce vita.
La sua carriera si fermò con la chiusura de Il Mondo e l’avvento del giornalismo degli scandali e dei paparazzi, che lui rifiutò completamente; si ritirò quindi in campagna dove dedicò il resto della sua vita alle attività intellettuali e alle passioni personali. Divenne lo storico ufficiale dei Carabinieri, ebbe due figli e iniziò a collezionare e restaurare auto antiche. La decisione di Di Paolo di lasciarsi la vita fotografica alle spalle fu definitiva: non parlò mai nemmeno con i suoi figli di quegli anni in cui fotografò artisti come Grace Kelly, Marcello Mastroianni e Sophia Loren, oltre a Anna Magnani nella sua villa del Circeo.
Non raccontò neanche dello stretto legame che aveva con Pier Paolo Pasolini, con cui fece un giro lungo la costa italiana nel giugno del ’59 per firmare il reportage La lunga strada di sabbia. Ognuno di loro – Pasolini con i suoi saggi e Paolo con le sue fotografie – documentò le abitudini degli italiani in vacanza, in quel periodo dopo la guerra in cui nessuno aveva cibo o denaro tranne l’aristocrazia più titolata. Il sodalizio continuò con la partecipazione di Di Paolo ai film Il Vangelo secondo Matteo e Mamma Roma

Vent’anni fa, l’archivio di Paolo Di Paolo è stato casualmente riscoperto da sua figlia Silvia, che ha gradualmente assunto il ruolo di archivista e agente. Nel 2019, i suoi sforzi sono culminati nell’apertura della prima mostra della carriera del fotografo al Museo Maxxi di Roma – intitolata Mondo Perduto – e nella pubblicazione della sua prima monografia.
Ma perché un uomo dovrebbe voltare le spalle così radicalmente a quella vita glamour? Cosa potrebbe motivare un artista a cancellare ogni traccia della sua precedente identità? Con questa domanda come fulcro, il film esplora il viaggio di auto-invenzione, perdita e redenzione di Di Paolo. È una storia di intrighi, di famiglia, di arte come guarigione. Ed è una storia di ispirazione, di come il famoso fotografo e regista Bruce Weber si imbatte in una fotografia di Pasolini in una piccola galleria di Roma ed è così colpito dalla sua bellezza che cerca l’inafferrabile fotografo che l’ha scattata, mettendo in moto questa storia straordinaria.


Bruce Weber, fotografo e regista con sede a New York, ha scattato per le principali riviste e diretto spot pubblicitari per le più famose case di moda. Il suo lavoro è stato esposto in oltre 65 gallerie e musei di tutto il mondo, tra cui il Victoria and Albert Museum di Londra.
Weber è altrettanto acclamato per il suo lavoro di regista: il suo secondo film, Let’s Get Lost, è stato nominato all’Oscar per il miglior documentario nel 1988.

“Le fotografie di Paolo hanno toccato la mia anima – sono come versi dell’età d’oro della poesia romana, o un’aria cantata da Franco Corelli. Sono entusiasta di vederlo unirsi alla schiera dei fotografi famosi del suo tempo, come Cartier-Bresson in Francia o Cecil Beaton in Inghilterra.”

Bruce Weber
 


Florian Ebner

Florian Ebner
giovedì 30 giugno 2022
ORE 18.30
MAST.AUDITORIUM

TALK

FLORIAN EBNER E URS STAHEL
NUOVI CONTENUTI PER UNA VECCHIA NAVE.
LA FOTOGRAFIA AL CENTRE POMPIDOU

In passato il Centre Pompidou di Parigi è stato spesso paragonato a una raffineria o a un transatlantico; oggi i tubi e le condutture della sua architettura sembrano evocare il mondo in rete. Come si possono riempire i vecchi tubi di questa grande macchina con la fotografia di domani e come si può definire una nuova visione della storia rimanendo accessibili al grande pubblico? 

Responsabile della fotografia del Centre Pompidou, Florian Ebner racconterà la sua esperienza in conversazione con Urs Stahel, curatore della PhotoGallery e della Collezione MAST. 


Florian Ebner, fotografo e storico dell'arte, è il curatore capo del dipartimento di fotografia del Musée national d'art moderne-Centre Pompidou. Nel 2015 ha curato il Padiglione tedesco alla 56a Biennale di Venezia (con la partecipazione degli artisti Jasmina Metwaly, Philip Rizk, Olaf Nicolai, Hito Steyerl e Tobias Zielony) e nel 2017 è stato co-direttore, insieme a Christin Müller, della Biennale für aktuelle Fotografie di Mannheim, Ludwigshafen e Heidelberg. Recentemente, al Centre Pompidou, ha curato Calais: Témoigner de la "jungle"; Bruno Serralongue | Agence France-Presse | Les habitants e Hito Steyerl, I Will Survive (con Marcella Lista). A maggio ha inaugurato la mostra “/ Allemagne / Années 1920 / Nouvelle Objectivité / August Sander /” (con Angela Lampe).

 


PRESENTAZIONE EDITORIALE / Elsa Osorio

TALK / Joachim Brohm

Laboratorio di Etica 2022

Elsa Osorio

Elsa Osorio Elsa Osorio

MERCOLEDÌ 15 GIUGNO 2022
ORE 18.30
MAST.AUDITORIUM

PRESENTAZIONE EDITORIALE

ELSA OSORIO
DOPPIO FONDO

(GUANDA)

Dialoga con l'autrice Danilo Manera, professore di Letteratura spagnola presso l'Università degli Studi di Milano "La Statale".

In collaborazione con Coop Alleanza 3.0

 

Nel giugno del 2004 il cadavere di una donna viene ripescato al largo di Turballe, un tranquillo villaggio di pescatori in Bretagna. L’appassionata giornalista Muriel Le Bris fin dall’inizio, però, fiuta qualche anomalia in quello che all’apparenza potrebbe sembrare un suicidio.
In parallelo, ma in un’epoca e in un continente diversi, si dipana la vicenda di Juana Alurralde, giovane militante dei Montoneros. Nella Buenos Aires del 1977, in piena dittatura, la donna viene catturata insieme al figlio di tre anni: la loro destinazione è l’ESMA, l’inferno della tortura.
Quasi trent’anni dopo le due vicende si incrociano e spetterà alla caparbia Muriel ­ricostruire la storia di quella donna.
In un romanzo di commovente intensità, Elsa Osorio racconta il nodo irrisolto della Guerra sporca argentina in un’ottica non convenzionale, che mette al centro il rapporto vittima-carnefice, sondandolo con una acutezza e una sensibilità profondissime.

 

Elsa Osorio è nata a Buenos Aires nel 1953 e vive a Madrid dove insegna Lettere. Ha scritto sceneggiature cinematografiche e televisive. Ha ottenuto in Argentina in Premio Nazionale di Letteratura. Guanda ha pubblicato: I vent’anni di Luz, Lezione di tango, Sette notti di insonnia e La miliziana.

 


Joachim Brohm

Joachim Brohm Joachim Brohm

RASSEGNA
ARTIST TALK

Un ciclo di incontri organizzati da Fondazione MAST con i fotografi presenti in mostra per approfondire la loro ricerca e la loro pratica artistica e scoprire le radici della loro visione.


MERCOLEDÌ 8 GIUGNO 2022
ORE 18.30
MAST.AUDITORIUM

TALK

JOACHIM BROHM
LA CITTÀ POSTINDUSTRIALE

Joachim Brohm è un fotografo documentario che concentra la propria ricerca sulle trasformazioni del paesaggio urbano. Tre opere della sua serie “Areal” sono presenti nella mostra al MAST.
A partire dagli anni ottanta Brohm indaga le strutture dello sviluppo urbano e suburbano-periferico, tra cui l’architettura e la mobilità. Nell’ambito di progetti a lungo termine realizza archivi di immagini che documentano luoghi specifici e marginali ridefiniti dallo sviluppo urbano, economico e culturale.
In occasione del talk, Brohm presenterà due dei suoi lavori più significativi.
In Ruhrstadt (1988-1992) l’autore cattura le architetture urbane della regione della Ruhr condensandole in un "paesaggio culturale del quotidiano" e documentando le trasformazioni causate dall'attività umana.
In Dessau Files (2015-2020) il fotografo segue la costruzione del nuovo Bauhaus Museum a opera di Addenda Architects ed esplora i resti e i frammenti della complessa storia industriale e culturale della città, includendo una testimonianza sugli archivi del Bauhaus.

In collegamento, interviene con l'artista Urs Stahel.

 

Joachim Brohm vive e lavora a Lipsia, dove ha ricoperto il ruolo di professore di fotografia tra il 1993 e il 2021. Le fotografie di Brohm sono state esposte in istituzioni internazionali e fanno parte di importanti collezioni private e pubbliche. Ha pubblicato diverse monografie, tra cui Ruhr (Steidl, 2007), Ohio (Steidl, 2009) e Typology 1979 (Mack, 2014), oltre a progetti di collaborazione come Cahiers Bauhaus Museum Dessau con Addenda Architects, Barcellona (Koenig Books 2019) e Two Rivers con il fotografo americano Alec Soth (Koenig Books, 2019).


Martin Roemers

Martin Roemers Martin Roemers

RASSEGNA
ARTIST TALK

Un ciclo di incontri organizzati da Fondazione MAST con i fotografi presenti in mostra per approfondire la loro ricerca e la loro pratica artistica e scoprire le radici della loro visione.


MARTEDÌ 31 MAGGIO 2022
ORE 18.30
MAST.AUDITORIUM

TALK

MARTIN ROEMERS
CARS, PEOPLE AND URBAN REALITY

Martin Roemers si afferma come fotografo concettuale dopo una carriera di successo nel fotogiornalismo. Oggi lavora su progetti a lungo termine che esplorano la dimensione umana nei grandi cambiamenti sociali. 
Tra i progetti che saranno presentati in occasione del Talk ricordiamo Trabant. The Final Days of Production, dedicato al processo di produzione dell’automobile simbolo del blocco sovietico durante la Guerra Fredda, nota ben oltre i confini della DDR. Alcune opere di questa serie sono esposte nella mostra in corso al MAST. Roemers ricorderà inoltre Kabul Portraits, un ritratto delle truppe olandesi in Afghanistan realizzato con un'antica macchina fotografica locale; The Eyes of War, sulle persone che hanno perso la vista a causa della violenza della Seconda Guerra Mondiale; Relics of the Cold War, che documenta i resti del periodo della Guerra Fredda rinvenuti in viaggi attraverso Paesi un tempo schierati su fronti opposti.
Il suo lavoro più recente, Metropolis, documenta più di 20 megalopoli contemporanee, rivelando scene di vita quotidiana nelle strade più frenetiche, caotiche e affollate del nostro tempo.

La presentazione sarà seguita da una conversazione tra Martin Roemers e Urs Stahel.

Martin Roemers è nato a Oldehove, Paesi Bassi, nel 1962. Per molti anni ha lavorato a progetti a lungo termine sfociati in otto monografie e in numerose esposizioni in Europa, America, Asia e Australia. Le sue opere fanno parte di molte collezioni, tra cui il Rijksmuseum di Amsterdam e il Museum of Fine Arts di Houston, Texas. Ha vinto il primo premio ai Lensculture Street Photography Awards 2015, due premi World Press Photo e numerosi altri riconoscimenti. Il suo lavoro è stato pubblicato su riviste quali National Geographic Magazine, The New York Times, The Wall Street Journal, The New Yorker.

 

 

Dalla serie Trabant. The Final Days of Production, nella mostra The MAST Collection. A Visual Alphabet of Industry, Work and Technology
© Martin Roemers

 

Auto body assembly line, 1990-1991

Auto body assembly line, 1990-1991

Follow-up treatment of the painted surface, 1990-1991

Follow-up treatment of the painted surface, 1990-1991

Assembly worker, 1990-1991

Assembly worker, 1990-1991

Assembly worker, 1990-1991

Assembly worker, 1990-1991

Assembly worker, 1990-1991

Assembly worker, 1990-1991


TALK / Martin Roemers

Zuppi Recalcati Dionigi - video streaming


S.E Card. Matteo Zuppi Massimo Recalcati dialogano con IVANO DIONIGI - STREAMING


PRESENTAZIONE EDITORIALE / Massimo Recalcati, IVANO DIONIGI

S.E Card. Matteo Zuppi Massimo Recalcati dialogano con IVANO DIONIGI

S.E Card. Matteo Zuppi Massimo Recalcati dialogano con IVANO DIONIGI S.E Card. Matteo Zuppi Massimo Recalcati dialogano con IVANO DIONIGI

MERCOLEDÌ 25 MAGGIO 2022
ORE 18.30
MAST.AUDITORIUM

PRESENTAZIONE EDITORIALE

MASSIMO RECALCATI DIALOGA CON 
IVANO DIONIGI, AUTORE DI
BENEDETTA PAROLA. LA RIVINCITA DEL TEMPO
(IL MULINO)

 

In occasione della rassegna Le voci dei libri, in collaborazione con Coop Alleanza 3.0
 

La parola tende il filo ininterrotto del tempo che tiene insieme la memoria dei padri e il destino dei figli.
Creatura e creatrice, la parola custodisce e rivela l’assoluto che siamo.

Stupenda e tremenda, potente e fragile, gloriosa e infame, benedetta e maledetta, simbolica e diabolica, la parola è pharmakon, «medicina» e «veleno»: comunica e isola, consola e affanna, salva e uccide; edifica e distrugge le città, fa cessare e scoppiare le guerre, assolve e condanna innocenti e colpevoli. Per i classici è icona dell’anima, sede del pensiero, segno distintivo dell’uomo; per la sapienza biblica inaugura la creazione e fonda lo «scandalo» cristiano dell’incarnazione. Che ne è oggi della parola? Ridotta a chiacchiera, barattata come merce qualunque, preda dell’ignoranza e dell’ipocrisia, essa ci chiede di abbassare il volume, imboccare la strada del rigore, ricongiungersi alla cosa. Agostino direbbe che «noi blateriamo ma siamo muti». Costruttori di una quotidiana Babele e sempre più votati all’incomprensione reciproca, avvertiamo il bisogno di un’ecologia linguistica che restituisca alla parola il potere di svelare la verità. A noi il duplice compito: richiamare dall’esilio le parole dei padri e creare parole per nominare il novum del nostro tempo.

Ivano Dionigi è professore emerito di Lingua e Letteratura Latina dell’Università di Bologna, di cui è stato rettore dal 2009 al 2015. È presidente della Pontificia Accademia di Latinità e del Consorzio Interuniversitario Alma Laurea, e direttore del Centro Studi «La permanenza del classico». Tra i suoi libri: «Quando la vita ti viene a trovare. Lucrezio, Seneca e noi» (Laterza, 2018), «Osa sapere. Contro la paura e l’ignoranza» (Solferino, 2019), «Parole che allungano la vita. Pensieri per il nostro tempo» (Raffaello Cortina, 2020), «Segui il tuo demone. Quattro precetti più uno» (Laterza, 2020).

 


TALK / Paolo Woods

Woods

Woods Woods

RASSEGNA
ARTIST TALK

Un ciclo di incontri organizzati da Fondazione MAST con i fotografi presenti in mostra per approfondire la loro ricerca e la loro pratica artistica e scoprire le radici della loro visione

 

GIOVEDÌ 19 MAGGIO 2022
ORE 18.30
MAST.AUDITORIUM

TALK

PAOLO WOODS
ALLA LUCE DEL SOLE

Paolo Woods lavora su progetti a lungo termine che affrontano questioni cruciali per comprendere il mondo in cui viviamo, ma difficili da tradurre in fotografia. I progetti che saranno presentati in occasione del Talk includono A Crude World che affronta il tema dell'industria petrolifera, Chinafrica che documenta la spettacolare ascesa dei cinesi in Africa, Walk on my Eyes, un ritratto intimo della società iraniana, STATE sulle trasformazioni di una società quando lo stato collassa, The Heavens, un’eccezionale indagine fotografica sulle dinamiche dei paradisi fiscali - tre foto di quest’ultimo progetto, realizzato insieme a Gabriele Galimberti, sono presenti nella mostra in corso al MAST.

Woods racconterà inoltre il recente lavoro Happy Pills che consiste in un film, un libro e una mostra itinerante. Il progetto è un viaggio nel mondo dell’industria farmaceutica che vende alle persone l’illusione della felicità offrendo soluzioni facili a problemi dalle radici profonde.

 

Interviene con l'artista Francesco Zanot.

 

Paolo Woods è un fotografo documentarista, regista e curatore olandese-canadese. È autore di otto libri. Il suo lavoro è stato ampiamente esposto in mostre personali e collettive in tutto il mondo ed è presente in collezioni private e pubbliche. Collabora con importanti pubblicazioni internazionali e ha ricevuto numerosi premi, tra cui due World Press Photo Awards. Dal 2022 è il direttore artistico del festival di fotografia Cortona On The Move. 

Francesco Zanot è direttore artistico di Foto/Industria, la biennale di fotografia dell’industria e del lavoro della Fondazione MAST. E’ insegnante di storia e teoria della fotografia e dirige il Master in Photography della NABA di Milano. È stato il primo curatore di Camera - Centro Italiano per la Fotografia (Torino) e ha curato mostre e pubblicazioni di numerosi artisti internazionali presso musei e gallerie di tutto il mondo.

 


TALK / Oscar Monzon

Talk / Doug Menuez

Rassegna film spagnoli

Rassegna film spagnoli Rassegna film spagnoli

VISIONES
Il valore del lavoro nella cinematografia di cultura spagnola

La rassegna è organizzata in collaborazione con Exit Media e Hispania Asociación Cultural.

 

Dal 14 maggio al 26 giugno 2022 la Fondazione MAST propone un’ampia rassegna realizzata in collaborazione con Exit Media e Hispania Asociación Cultural dal titolo VISIONES. Il valore del lavoro nella cinematografia di cultura spagnola.

La rassegna in programma è una ricognizione sul cinema e sulla cultura del lavoro nei paesi di lingua spagnola: un calendario di 16 titoli con lungometraggi, documentari e film sperimentali, che raccontano attraverso commedie e drammi il mondo del lavoro.

In particolare, da non perdere alcuni titoli che consentono di capire la transizione avvenuta in ambito cinematografico nel periodo del regime franchista come Cuadecuc-Vampir del regista Pere Portabella del quale sono in programma anche due corti commissionati per commemorare l'artista catalano Joan Miró e O Todos o ninguno di Helena Lumbreras, collaboratrice di Pasolini, che introdusse in Spagna il cinema militante. E ancora, il piccolo capolavoro Los lunes al sol di Fernando León de Aranoa, che ha visto il talentuoso Javier Bardem ricevere il Premio Goya come miglior attore protagonista oltre a vincere il primo premio come miglior opera in gara.

Il cartellone presenta altri importanti film quasi tutti poco distribuiti in Italia e rarissimi da vedere su grande schermo. Sono in programma anche incontri con i registi di alcuni film, che interverranno in Auditorium per presentare il loro lavoro.

Per il cinema latino-americano la regista messicana Lila Avilés, nel lungometraggio d’esordio La camarista, mostra un ritratto al femminile di una lavoratrice in un hotel di lusso di Città del Messico, soggetta ai capricci e al comportamento stravagante dei clienti: un film dedicato a tutte le cameriere del mondo. L'argentino Hernán Guerschuny in El Crítico racconta la vita di uno stereotipo del critico di cinema con leggerezza, intelligenza e senso ironico. Il film ha ricevuto una calorosa accoglienza in vari festival dell’America Latina.

Tutti i film sono in lingua originale con sottotitoli in italiano.


Bienvenidos a Farewell Gutmann

domenica 26 giugno 2022
Ore 19.30

Bienvenidos a Farewell Gutmann

(Benvenuto alla Farewell Gutmann)
di Xavi Puebla, Spagna 2007, 90 min

Il regista Xavi Puebla presenta l'ultimo film in programma della rassegna Visiones

La multinazionale farmaceutica Farewell-Gutmann ha perso Ruiz, lo stimatissimo direttore generale. Inizia così la corsa alla successione tra Lázaro, Adela e Fernando, interrotta dall’arrivo dell’eccentrico Lúger, il manager, venuto dalla sede centrale per scegliere il nuovo caporeparto e mettere ordine.
I protagonisti dell’opera seconda di Xavi Puebla cercano di nascondere le loro miserie, ma l’unica cosa che ottengono è mostrare il dramma delle loro ambizioni. Condannati a vivere professionalmente all’interno delle stesse quattro mura, finiranno per scoprire che “l’inferno sono gli altri”.
Bienvenido a Farewell-Gutmann è una favola poetica sull’ambizione, sul danno morale causato dalla veemente ricerca del successo professionale e sociale. Un dramma sulle malattie dell’anima e le nevrosi della società contemporanea, espressione di mali più profondi, come il fallimento familiare, il degrado professionale o l’aggressività patologica.

Al termine della proiezione verrà offerto un assaggio di gastronomia spagnola in chiusura del festival.


Numax presenta...

sabato 25 giugno 2022
Ore 20

Numax presenta...

(Numax presenta)
di Joaquim Jordà, Assemblea dei lavoratori della Numax, Spagna, 1979, 100 min
— DOCUMENTARIO

Nel 1977, i titolari dell’azienda di elettrodomestici Numax S.A., due tedeschi sostenitori in passato del regime nazista trasferiti a Barcellona dagli anni Cinquanta, decidono di chiudere la fabbrica. Un gruppo di lavoratori riprende la produzione in maniera autogestita e dopo due anni di lotte, con le 600.000 pesetas (circa 3.600 euro) della cassa di resistenza, chiede al cineasta Joaquim Jordà di fare un film collettivo che racconti questa esperienza.
La storia della resistenza della fabbrica Numax, una delle più iconiche del cinema militante spagnolo, è quella di un movimento operario che dopo la morte del dittatore Franco aspirava a una trasformazione del sistema politico e sociale. Numax presenta... è diventata la testimone della transizione verso una democrazia che tradì le aspirazioni di cambiamento sociale voluto dalla classe operaia.

Al termine della proiezione verrà offerto un assaggio di gastronomia spagnola in chiusura del festival.


El método

domenica 19 giugno 2022
Ore 20

El método

(Il metodo)
di Marcelo Piñeyro, Spagna/ Italia/ Argentina, 2006, 110 min

Mentre le strade di Madrid sono invase da dimostranti no-global, sette candidati partecipano a una selezione per una posizione di dirigente in una multinazionale. Tra i partecipanti c'è una tensione palpabile e un'atmosfera competitiva. I sentimenti di sfiducia aumentano quando i candidati scoprono di essere lì per lo stesso motivo e che per valutarli verrà utilizzato il “Metodo Grönholm”, una strategia adottata negli Stati Uniti per valutare le risorse umane, dove sono loro stessi a decidere da soli chi meriti quel posto. Osservati senza saperlo, si ritroveranno coinvolti in una sfida psicologica giocata fino all’ultimo minuto. Tratto dall'opera teatrale Il metodo Grönholm di Jordi Galceran, il film si è aggiudicato il Premio Goya (gli Oscar spagnoli) per la miglior sceneggiatura non originale.

Guarda il trailer


Los santos inocentes

sabato 18 giugno 2022
Ore 20

Los santos inocentes

(I santi innocenti)
di Mario Camús, Spagna, 1984, 98 min

Ambientato nella Spagna rurale del franchismo, Los santos inocentes racconta l’intenso e straziante rapporto – una sorta di schiavitù consensuale – tra i padroni di una tenuta in Estremadura e la famiglia di fattori al loro servizio: contadini il cui destino è segnato dalla loro origine e condizione sociale e da un futuro senza sogni né speranze.
Il film di Mario Camus ha riscosso successo al Festival di Cannes, con il premio ex aequo ai due attori principali, Alfredo Landa e Paco Rabal. La storia della famiglia di Paco, el Bajo, commuove ancora oggi per il racconto di una Spagna rurale e selvaggia, che purtroppo non è così lontana nel tempo.

Guarda il trailer 


Miró la forja

domenica 12 giugno 2022
ore 20

Miró la forja

(Miró la forgia)
di Pere Portabella, Spagna, 1976, 22 min
— DOCUMENTARIO

Film documentario realizzato su commissione della Galleria Maeght per documentare una mostra dell’artista catalano Joan Miró organizzata dal Ministero della Cultura francese presso il Grand Palais di Parigi e inaugurata il 17 maggio 1974. Il filmato, girato in cinque giornate, riprende il processo di fusione e svuotamento delle sculture in bronzo Puertas Mallorquinas di Joan Miró. La troupe cinematografica si trasferì alla fonderia proprietà della famiglia Parellada nella località di Llinars de Munt (Barcellona). Le sculture, che pesano 1200 kg, 800 kg e 650kg, furono fuse in un solo pezzo in un forno appositamente costruito per l’occasione.

Miró tapís

(Miró arazzo)
di Pere Portabella, Spagna, 1976, 24 min
DOCUMENTARIO

Il film documentario è stato girato in sei giornate a Montroig del Camp, tra la casa di campagna di Miró, il Mas Miró, e Tarragona, e riprende Josep Royo impegnato nell’elaborazione di un arazzo su disegno originale di Joan Miró. Cinque persone lavorarono per otto mesi nella realizzazione di questo magnifico arazzo per il quale furono necessari 1200 kg di lana e 600 kg per l’ordito, oltre alla costruzione di un apposito telaio per poter eseguire il lavoro di tessitura. Una volta terminato il lavoro, l’arazzo pesava 3500 kg e misurava 6 metri di larghezza per 11 di lunghezza.
Questo filmato, insieme a Miró la forja, è stato commissionato dalla Galleria Maeght per documentare mostra di Joan Miró al Grand Palais organizzata dal Ministero della Cultura francese nel 1974. Il giorno dell’attentato alle torri gemelle del World Trade Center di New York, l’11 settembre 2001, l’arazzo che decorava la hall di una delle torri è andato perduto.

O todos o ninguno

(Tutti o nessuno)
di Helena Lumbreras, Colectivo Cine de Clase, Spagna, 1976, 41min
DOCUMENTARIO

Le lotte operaie s’intensificano in Spagna dopo la morte di Franco nel 1975. Nella periferia industriale di Barcellona, gli operai della società siderurgica FORSA proclamano uno sciopero, prendono il controllo dei mezzi di produzione e decidono di lottare per la loro condizione e i loro diritti.
Due giovani registi, Helena Lumbreras e Mariano Lisa, appartenenti al Colectivo Cine de Clase, parteciparono attivamente allo sciopero, uno dei più simbolici della storia recente della Spagna, decidendo in assemblea, insieme agli altri "compagni" come girare le riprese dell’occupazione. Helena Lumbreras, ex studentessa del Centro Sperimentale di Roma, personaggio di spicco nel panorama del cinema militante europeo, introdusse per prima in Spagna il cinema nelle fabbriche, ritenendolo una pratica di urgenza, un’arma politica, uno strumento al servizio della lotta di classe. Collaboratrice di Pasolini, imbevuta della sua visione epico-religiosa del mondo, Lumbreras costruisce con O todos o ninguno un’utopia filmica di vocazione politica e rivoluzionaria.

In collaborazione con:


A puerta fría

sabato 11 giugno 2022
Ore 20

A puerta fría

(Vendita porta a porta)
di Xavi Puebla, Spagna, 2012, 80 min

Salvador era considerato il miglior venditore dell’azienda, ma molta acqua è passata sotto i ponti e la grinta degli inizi è ora solo un vago ricordo. La vita stessa del protagonista è nel caos e i giovani colleghi sono sempre più agguerriti. La sua ultima grande occasione è l'imminente fiera campionaria e il capo lo ha chiaramente avvertito: se non è in grado di piazzare duecento televisori al plasma in due giorni, è fuori. Salvador inizialmente accusa il colpo, si sente tradito dopo aver dato i migliori anni della propria vita professionale, ma poi decide che non vuole arrendersi. Durante la fiera, Salva incontra Inés, bella e dinamica hostess, pronta ad aiutarlo nella sua missione.
A puerta fría è una tragicommedia del lavoro e dei rapporti umani in cui sembra quasi che ad avere un cartellino, col prezzo attaccato sopra, non siano soltanto gli elettrodomestici ma anche le persone che li vendono.

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En construcción

domenica 05 giugno 2022
Ore 20

En construcción

(In costruzione)
di José Luis Guerín, Spagna, 2001, 125 min
— DOCUMENTARIO

Un emblematico quartiere popolare di Barcellona è oggetto di un piano di riforma urbanistica a partire dall’edificazione di un nuovo condominio. En construcción è un documentario che, accompagnando i lavori in cantiere, ritrae persone, mestieri, rapporti, un vicinato, un quartiere, un’epoca. Si tratta di Barcellona, ma potrebbero essere altri quartieri di tante città europee: gli strati del tempo, il precario equilibrio tra gli abitanti e le loro storie, le trasformazioni e desideri di rinnovarsi, che nel loro insieme costituiscono la genesi di una modifica inesorabile.
Stando alle dichiarazioni del regista, José Luis Guerín: "volevamo conoscere l’intimità di un cantiere, e quindi ci siamo andati quando lo spazio era ancora un piazzale dove i ragazzini giocavano a calcio. Sul luogo, abbiamo cercato un modo di convivere, conoscere e filmare – così, in quest’ordine – che ci permettesse di affrontare sia la quotidianità del cantiere sia la vita che si generava intorno. In quella routine giornaliera rotta dal frastuono delle demolizioni, l’immagine del quartiere si è concretizzata nella manciata di volti che ai nostri occhi lo rappresentavano. In questo processo, presto abbiamo avvertito che la mutazione del paesaggio urbano comportava anche una mutazione del paesaggio umano".

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Smoking Room

sabato 04 giugno 2022
Ore 20

Smoking Room

di Roger Gual e Julio D. Wallovits, Spagna, 2002, 80 min

La filiale spagnola di una multinazionale americana è obbligata a far rispettare il divieto di fumare all'interno degli uffici. D'ora in poi chi vuole fumare durante l'orario di lavoro deve farlo per strada. Ramírez, uno dei dipendenti, decide di raccogliere firme contro ciò che considera ingiusto e fuori luogo. Ciò che Ramírez vuole è che una stanza non occupata dell'ufficio venga utilizzata come sala fumatori, o smoking room, come dicono gli americani. A quanto pare, tutti sono d'accordo e lo sosterranno. Tuttavia, nel tête-a-tête con ciascuno dei colleghi, Ramírez deve affrontare una serie di imprevisti e difficoltà.
L'opera prima del duo Guall-Wallovitz, vincitrice del Premio Goya come miglior esordio del 2002, offe uno squarcio su ambizioni, piccoli intrighi, vendette e invidie di un microcosmo aziendale.

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Los lunes al sol

domenica 29 maggio 2022
Ore 20

Los lunes al sol

(I lunedì al sole)
di Fernando León de Aranoa, Spagna, 2002, 100 min

Spagna, una città del nord deve fronteggiare i problemi della crisi industriale. Santa, José, Lino, Reina, Amador, Serguei: amici da sempre, dopo aver perso il lavoro ai cantieri navali, consumano i giorni tra bevute al bar, discorsi filosofici e improbabili ricerche di nuove occupazioni, fra le malinconie di un futuro difficile e le gioie momentanee che scrosciano all'improvviso. Sempre pronti a non dimenticare l'unico bene prezioso che è rimasto loro: la dignità.
Vincitore di numerosi Premi Goya (gli Oscar spagnoli), il film, che si posiziona fra il Loach meno manicheo (quello di Piovono pietre e Riff raff) e il Kaurismaki più solare, si configura come un piccolo capolavoro: commuove senza indisporre, fa riflettere senza essere saccente e, talora trova anche il tempo di farci divertire.

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Cuadecuc-Vampir

sabato 28 maggio 2022
Ore 20

Cuadecuc-Vampir

(Vampiro)
di Pere Portabella, Spagna, 1970, 110 min

Cuadecuc-Vampir è, con molta probabilità, il film chiave per capire la transizione avvenuta in ambito cinematografico spagnolo che dal periodo dei nuevos cines (intesi come sale cinematografiche, che erano state autorizzate dal governo franchista) va verso le pratiche clandestine, illegali o chiaramente di opposizione al regime stesso. Il lungometraggio viene girato nel 1970 durante le riprese del film commerciale El Conde Drácula di Jess Franco. Portabella applica alla pellicola due tipi di violenza sulla narrativa standard: elimina totalmente il colore e sostituisce la colonna sonora con un paesaggio di collisioni immagine-suono, in collaborazione con il pianista Carles Santos.
Ripreso provocatoriamente in 16mm e con negativo del suono, le tensioni tra il bianco e il nero favoriscono lo strano "materialismo fantasmatico" di questa analisi rivelatrice dei meccanismi di costruzione dell’illusionismo del cinema narrativo dominante, che costituisce un intervento radicale nell’istituzione cinematografica spagnola.

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El crítico

domenica 22 maggio 2022
Ore 20

El crítico

(Il critico)
di Hernán Guerschuny, Argentina/Cile, 2013, 100 min

Un famoso critico cinematografico dai gusti sofisticati (la Nouvelle vague e Godard su tutto e tutti) incontra casualmente una ragazza e se ne innamora a prima vista: vive così sulla propria pelle una storia d’amore, ovvero una commedia romantica, tutto ciò che ha sempre aborrito nelle sue recensioni.
Opera prima che azzarda con successo il lavoro di un critico cinematografico attraverso un gioco meta-filmico ricco di citazioni. Protagonisti due big del cinema argentino: il celebre drammaturgo Rafael Spregelburd (El hombre de al lado, 2009) e Dolores Fonzi.
Il film ha vinto il Premio della critica al Festival di Gramado in Brasile nel 2014.

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La camarista

sabato 21 maggio 2022
Ore 20

La camarista

(La domestica)
di Lila Avilés, Messico, 2019, 89 min

La timida e riservata Eve lavora come cameriera in un hotel di lusso a Città del Messico. Le richieste dei facoltosi ospiti, spesso bislacche e pretenziose, non fanno che sottolineare il divario socioeconomico tra inservienti e clienti dell’albergo, parabola di un’intera nazione divisa più che mai tra chi si trova sempre più in alto e chi può solo aspirare a salire faticosamente un gradino nella scala sociale.
Candidato messicano all’Oscar 2020 come miglior film internazionale, Lila Avilés ha messo a frutto la lunga esperienza teatrale, partendo da una pièce già portata sul palcoscenico dall’attrice e regista. All’origine del film c’è anche il libro L'Hôtel dell’artista Sophie Calle, frutto della sua esperienza come cameriera in un hotel a Venezia. Come una spia, Calle aveva fotografato tutti gli oggetti, i rifiuti e i vestiti che gli ospiti lasciavano nelle loro stanze, ricostruendo il loro comportamento e la loro personalità attraverso i loro effetti personali.

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Esa pareja feliz

domenica 15 maggio 2022
Ore 20

Esa pareja feliz

(Una coppia felice)
di Luis García Berlanga e Juan Antonio Bardem, Spagna, 1951, 83 min

Nel 1953, Luis García Berlanga e Juan Antonio Bardem, due dei più grandi registi della storia del cinema spagnolo, fanno il loro debutto con il lungometraggio Esa pareja feliz, uniti nella lotta contro la censura e mossi dalla volontà di frugare nelle miserie della Spagna franchista.
Il film racconta la storia di Juan e Carmen, una modesta coppia madrilena. Lei è casalinga e lui lavora come elettricista presso uno studio di produzione cinematografica. Il loro sogno di benessere diventa realtà quando risultano vincitori di un famoso concorso sponsorizzato da una marca di saponi. E così vengono scelti come "la pareja feliz": per 24 ore la coppia sarà ospite di ogni sorta di evento e riceverà in omaggio numerosi regali. Ma, proprio quello stesso giorno, Juan si trova a dover risolvere due seri problemi di cui Carmen non sa nulla.

In collaborazione con:


La mano invisible

sabato 14 maggio 2022
Ore 20

La mano invisible

(La mano invisibile)
di David Macián, Spagna, 2016, 90 min

Presenta la rassegna Natalia Marín Sancho

In un capannone industriale, 11 persone vengono reclutate per partecipare a un esperimento di natura sociologica: un reality tv, nel quale ciascuno dovrà semplicemente svolgere il proprio lavoro davanti a un pubblico misterioso.
Sono un muratore, un macellaio, una sarta, un cameriere, un meccanico, un informatico, una donna delle pulizie... I partecipanti non sanno cosa hanno di fronte, né di chi sia la mano che muove i fili di questo perverso teatrino, spietata parabola sulla precarietà lavorativa, di bruciante attualità.
Grazie a una narrazione asciutta, diretta e priva di falsi moralismi, La mano Invisible induce lo spettatore a riflettere sulla cupa direzione verso cui l’umanità sta velocemente scivolando, una traiettoria in picchiata alla vana ricerca di dignità attraverso il lavoro in un agghiacciante sistema produttivo che la dignità non sa neppure dove stia di casa.

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PRESENTAZIONE EDITORIALE / Marco Antonio Bazzocchi. Cento

Oscar Monzon

Oscar Monzon Oscar Monzon

RASSEGNA
ARTIST TALK

Un ciclo di incontri organizzati da Fondazione MAST con i fotografi presenti in mostra per approfondire la loro ricerca e la loro pratica artistica e scoprire le radici della loro visione.

 

MARTEDÌ 10 MAGGIO 2022
ORE 18.30
MAST.AUDITORIUM

TALK

ÓSCAR MONZÓN
STAY REAL

Il fotografo spagnolo Óscar Monzón esplora diversi meccanismi che le persone utilizzano per affrontare la realtà ma che finiscono per alienarle. Nel suo lavoro, l'industria e la tecnologia trascendono dall'essere strumenti creati dall’uomo per diventare entità totalitarie la cui principale arma di controllo mentale è costituita dal mondo delle immagini e dai suoi simulacri.
In questo Talk, l'artista presenta le sue tre opere pubblicate negli ultimi anni: KARMA (2013), ÉXTASIS (2016) e ORDER (2021). Pur utilizzando forme estetiche diverse, elemento ricorrente del suo lavoro è la sostituzione della realtà con la simulazione di immagini. Il suo primo grande progetto, KARMA, esplora la cultura automobilistica in relazione alla pubblicità. La seconda pubblicazione, EXTASIS, affronta lo sfruttamento del paesaggio naturale da parte del turismo di massa. Il terzo libro, ORDER, si occupa dell'influenza delle immagini pubblicitarie sull'aspetto e sul comportamento umano. Il progetto fonde le qualità formali della street photography classica con quelle tipiche della pubblicità. Con questo lavoro, Oscar Monzon ha vinto la quarta edizione del MAST Foundation for Photography Grant on Industry and Work nel 2015.
L’artista introdurrà anche l’ultimo lavoro ancora inedito, PHOTOTAXIE, in cui è attualmente impegnato insieme al romanziere francese Arthur Larrue.

Interviene con l'artista Urs Stahel, curatore della mostra

 

Óscar Monzón è un fotografo e artista multimediale. Dopo aver fondato il collettivo BlankPaper (2003-2017), ha lavorato a progetti fotografici, video e sonori che sono stati esposti in tutto il mondo e hanno vinto numerosi premi.


Doug Menuez

Doug Menuez Doug Menuez

RASSEGNA
ARTIST TALK

Un ciclo di incontri organizzati da Fondazione MAST con i fotografi presenti in mostra per approfondire la loro ricerca e la loro pratica artistica e scoprire le radici della loro visione

 

GIOVEDÌ 5 MAGGIO 2022
ORE 18.30
MAST.AUDITORIUM

TALK

DOUG MENUEZ
FEARLESS GENIUS: THE DIGITAL REVOLUTION IN SILICON VALLEY 1985-2000

Le immagini del fotografo americano Doug Menuez documentano gli incredibili successi, ma anche i sacrifici e gli errori, degli imprenditori e degli investitori che, tra il 1985 e il 2000, nella Silicon Valley, sono stati artefici di un’innovazione epocale, protagonisti della Rivoluzione Digitale. Le persone immortalate nelle sue fotografie hanno inventato tecnologie che hanno cambiato il mondo.
Il progetto è iniziato quando Steve Jobs ha concesso a Menuez di seguirlo nella sua nuova start-up, NeXT Computer, per LIFE Magazine. Dopo tre anni, Menuez ha ampliato il progetto ad altri innovatori e aziende leader ottenendo l’accesso, dietro le quinte, ai laboratori di R&S, alle sale riunioni, alle fabbriche e alle vite private dei protagonisti. L'archivio di 250.000 negativi scattati tra il 1985 e il 2000 è ora conservato come parte della Douglas Menuez Collection alla Stanford University Library.
Nel suo Talk, Menuez evoca attraverso le immagini lo spirito originario degli innovatori della Silicon Valley mettendo in luce le caratteristiche che accomunano questi grandi personaggi: un candido idealismo e l’appassionato desiderio di inventare strumenti per migliorare la vita umana.

 

Doug Menuez è un fotografo, regista e artista americano la cui carriera ha spaziato dal fotogiornalismo al lavoro su commissione e ai progetti artistici.
Il lavoro di Menuez è stato esposto in mostre personali e collettive a livello internazionale e ha vinto numerosi premi. I suoi libri includono il bestseller 15 Seconds: The Great San Francisco Earthquake of 1989; Heaven, Earth, Tequila: Un Viaje al Corazón de México; Transcendent Spirit: The Orphans of Uganda.
Più di 100 milioni di persone hanno visto il progetto e il libro Fearless Genius: The Digital Revolution 1985-2000, pubblicato in 6 paesi e 17 lingue.


talk / William Hunt

Bazzocchi Cento

Bazzocchi Cento Bazzocchi Cento

MARTEDÌ 3 MAGGIO 2022
ORE 18.30
MAST.AUDITORIUM
 

PRESENTAZIONE EDITORIALE

MARCO ANTONIO BAZZOCCHI
CENTO. Un grattacielo di racconti
(Il Mulino)


LETTURE DI MARINELLA MANICARDI

In occasione della rassegna Le voci dei libri, in collaborazione con Coop Alleanza 3.0

 

Come navigare dentro un numero, perdersi e ritrovarsi precipitando da un sogno all’altro.

100 non è un numero che concede confidenza. Anzi, con quella sua aria di completezza, sembra indicare una sfera dentro la quale è impossibile vedere. Ma 100 è stampato nella nostra mente come il numero che tiene insieme grandi opere come la Commedia e il Decameron, e che ci riporta a molte raccolte e a una sorta di enciclopedia di combinazioni. Immaginiamo allora un condominio di parole, e un lettore libero di scendere e salire alla ricerca di autori e racconti. Su e giù per le scale incontrerà non solo Dante e Boccaccio, ma anche Georges Perec, con il suo «La vita, istruzioni per l’uso», un romanzo ambientato proprio in un condominio di 10 piani. E poi Calvino, e poi Manganelli con la sua «Centuria» di cento microromanzi di una pagina. Il cento è il perimetro di uno spazio immaginario. È il numero con cui la mente ha l’illusione di entrare in rapporto con la perfezione.

Marco Antonio Bazzocchi insegna Letteratura italiana moderna e contemporanea nell’Università di Bologna. Tra i suoi volumi con il Mulino: «Leopardi» (2008), «Esposizioni. Pasolini, Foucault e l’esercizio della verità» (2017) e «Con gli occhi di Artemisia. Roberto Longhi e la cultura italiana» (2021).


PRESENTAZIONE EDITORIALE / Recalcati - Pasolini

Recalcati - Pasolini

Recalcati - Pasolini Recalcati - Pasolini

MERCOLEDÌ 27 APRILE 2022
ORE 18.30
MAST.AUDITORIUM
 

PRESENTAZIONE EDITORIALE

MASSIMO RECALCATI
PASOLINI: IL FANTASMA DELL'ORIGINE

LETTURE DI VALTER MALOSTI ISPIRATE ALLE PAGINE DEL LIBRO

In occasione della rassegna Le voci dei libri, in collaborazione con Coop Alleanza 3.0

 

Un ritratto di Pasolini: il dissidio irrisolto tra vita e storia, corpo e ragione, individuo e comunità, mito e demitizzazione; le metamorfosi del potere e la resistenza della parola.

“Ho incontrato il testo di Pasolini dopo aver incontrato da ragazzo il suo corpo morto, ferocemente assassinato.”
 

Massimo Recalcati, psicoanalista tra i più noti in Italia, dirige l’Irpa (Istituto di ricerca di psicoanalisi applicata) e nel 2003 ha fondato Jonas Onlus (Centro di clinica psicoanalitica per i nuovi sintomi). Scrive per “la Repubblica” e insegna Psicopatologia del comportamento alimentare presso l’Università di Pavia e Psicoanalisi e scienze umane presso l’Università di Verona. Ha pubblicato numerosi libri, tradotti in diverse lingue, tra cui: Ritratti del desiderio (2012), Jacques Lacan. Desiderio, godimento e soggettivazione (2012), Non è più come prima (2014), L’ora di lezione (2014) e Contro il sacrificio (2017). Con Feltrinelli ha pubblicato: Il complesso di Telemaco (2013), Le mani della madre (2015), Il mistero delle cose (2016), Il segreto del figlio (2017), A libro aperto (2018), Mantieni il bacio. Lezioni brevi sull’amore (2019) e La tentazione del muro. Lezioni brevi per un lessico civile (2020).


TALK / Timothy Prus

William Hunt

William Hunt William Hunt

GIOVEDÌ 28 APRILE 2022
ORE 18.30
MAST.AUDITORIUM

TALK

W. M. HUNT E FRANÇOIS HÉBEL
COLLECTING: GREAT PHOTOGRAPHS… OR, AT LEAST, SOME REALLY GOOD ONES

W.M. Hunt ha trascorso più di quattro decenni a costruire un enorme archivio di immagini che è stato esposto in tutto il mondo, mentre contemporaneamente teneva lezioni alla School of Visual Arts di New York, apriva una galleria a Manhattan, scriveva decine di monografie e pubblicava libri fotografici.

Le opere della collezione coprono l'intera storia della fotografia. Vanno da materiale vernacolare, come scatti per la stampa e immagini stereoscopiche, fino a capolavori della fotografia artistica con opere di Walker Evans, Irving Penn, Robert Frank, Diane Arbus, Richard Avedon, e molti altri.

“Nella maggioranza dei casi, le fotografie che vengono realizzate oggigiorno sono buona qualità. La gente fa buone fotografie", dice W.M. Hunt. “Questo non mi interessa. A me interessano le grandi fotografie. La fotografia, per me, è una missione di vita. Penso all'enorme piacere che la fotografia mi ha dato nel corso degli anni, e sono felice di condividerlo, sono stimolato a parlarne e ad accompagnare le persone verso la fotografia".

L'incontro alla Fondazione MAST sarà organizzato come una conversazione tra W.M. Hunt e François Hébel, direttore della Fondation Henri Cartier-Bresson, dal 2001 al 2014 direttore dei Rencontres d'Arles, dove ha invitato Hunt ad esporre la sua collezione. La mostra “Forza lavoro” dalla collezione W. M. Hunt è stata esposta a Foto/Industria 2013.


PRESENTAZIONE EDITORIALE / VITO MANCUSO - La mente innamorata

Timothy Prus

Timothy Prus Timothy Prus

MARTEDÌ 12 APRILE 2022
ORE 18.30
MAST.AUDITORIUM

TALK

TIMOTHY PRUS E URS STAHEL
COLLEZIONI FOTOGRAFICHE: ARCHIVE OF MODERN CONFLICT

The Archive of Modern Conflict è un'organizzazione dedicata alla collezione e alla conservazione di fotografie, oggetti e manufatti. Fondato nel 1992, l'archivio iniziò come raccolta di fotografie relative alla guerra e al conflitto, ma da allora ha esteso il suo mandato e ampliato i temi di riferimento per diventare una delle principali collezioni private del mondo che comprende più di otto milioni di immagini e produce libri e mostre che abbracciano una moltitudine di argomenti.

La Fondazione MAST ha collaborato con l’Archive of Modern Conflict nel 2020 per la mostra Inventions in cui erano esposte fotografie delle invenzioni più brillanti e geniali della prima metà del ventesimo secolo. 

Il direttore dell’Archive of Modern Conflict, Timothy Prus, parlerà di questa straordinaria collezione con Urs Stahel, curatore della PhotoGallery e della Collezione MAST.
 

Timothy Prus è il curatore dell’Archive of Modern Conflict dal 1992. È anche un organizzatore di mostre e un editore di libri fotografici. Le sue pubblicazioni includono Whale's Eyelash (2014), Nein, Onkle (2007), Scrapbook (2009) e The Corinthians (2008). Tra le mostre che ha curato  segnaliamo Enfin seules (MUDAM, Luxembourg, 2021), Collected Shadows (Museum of Contemporary Art, Toronto, 2013), Notes Homes (FORMAT International Photography Festival, Derby, 2013), The Great Refusal (Hayward Gallery, Londra, 2013), A Guide to the Protection of the Public in Peacetime (Tate Modern, Londra, 2014).


PRESENTAZIONE EDITORIALE / MARCO ANTONIO BAZZOCCHI - ALFABETO PASOLINI

TALK / VITO Mancuso - La mente innamorata

Mancuso - La mente innamorata Mancuso - La mente innamorata

GIOVEDÌ 7 APRILE 2022
ORE 18.30
MAST.AUDITORIUM

 

PRESENTAZIONE EDITORIALE
 

VITO MANCUSO

LA MENTE INNAMORATA 

(Garzanti)

 

Dialoga con Stefano Bolognini

In occasione della rassegna Le voci dei libri, in collaborazione con Coop Alleanza 3.0

Sperimentiamo costantemente dentro di noi inquietudine, paura, talora angoscia, e un ribollire di emozioni che obbliga la mente a un duro, continuo lavoro. Eppure, ciascuno possiede nel profondo anche la forza esplosiva necessaria per sciogliere il nodo delle assillanti domande che tormentano l’esistenza, e per puntare a quell’ideale che nei secoli è stato chiamato in vari modi: Dio, Tao, Dharma, Spirito Santo, oppure amore, bene, sapienza. In questa nuova tappa del suo percorso filosofico, Vito Mancuso sostiene che l’equilibrio tra l’irrazionalità dell’amore e la pura logica della mente è ancora possibile: per dimostrarlo chiama a raccolta le vite e le esperienze di grandi del presente e del passato – da Dante a Hannah Arendt, da Giordano Bruno a Etty Hillesum – in un ideale pantheon di menti innamorate capaci di conquistare quella grazia che è il frutto più bello di ogni educazione spirituale. A partire dal loro luminoso esempio, Mancuso indica la strada da percorrere per dare ascolto al maestro interiore che ognuno custodisce dentro di sé, e raggiungere uno stato di felicità dell’esistenza puro e allo stesso tempo reale, sognante ma a occhi aperti, che rappresenta il dono maggiore che si possa ricevere dalla vita.

Vito Mancuso ha insegnato presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e l’Università degli Studi di Padova. È autore di moltissimi libri a carattere teologico e dirige la collana I Grandi Libri dello Spirito.  È editorialista del quotidiano «La Stampa».


TALK / Marin Karmitz, Francois Hébel

Georges Didi-Huberman

Georges Didi-Huberman Georges Didi-Huberman

MERCOLEDÌ 16 MARZO 2022
ORE 18.30
MAST.AUDITORIUM

TALK

GEORGES DIDI-HUBERMAN

LA FOTOGRAFIA COME STRUMENTO PER IL PENSIERO: DALL'ARCHIVIO ALL'ATLANTE

Introduce Marco Antonio Bazzocchi

Il filosofo o lo storico dell’arte interessato alle immagini deve anche rendere loro giustizia sul piano della pratica: «pensare le immagini» non può essere separato dal «fare delle immagini» e dallo sperimentare le loro inquadrature, i loro montaggi, la loro collocazione in un archivio o -cosa ben differente- in un atlante. In che modo dunque le immagini ci offrono da pensare?

Georges Didi-Huberman - Filosofo e storico dell’arte, insegna all’École des Hautes Études en Sciences Sociales (Parigi). Ha insegnato in numerose università internazionali e ha ricevuto molti riconoscimenti, tra cui il premio Aby Warburg, il premio Max Weber, il premio Alexander von Humboldt e, nel 2015, il premio Theodor W. Adorno.
Ha pubblicato circa sessanta opere sulla storia e la teoria delle immagini, nel vasto campo storico che va dalla pittura del Rinascimento italiano ai problemi contemporanei sulla politica delle immagini e l’eredità storica e teorica di Aby Warburg e Walter Benjamin.
Tra i più recenti: L’œil de l’histoire (5 volumi, 2009-2015), Ninfa Fluida (2015), Ninfa profonda (2017), Ninfa dolorosa (2019), Désirer désobéir (2019), Pour commencer encore (2019) e Éparses (2020), Imaginer recommencer (2021), Le Témoin jusqu’au bout (2022).
Ha diretto molte esposizioni importanti, tra cui: L’Empreinte presso il Centre Georges Pompidou (Parigi, 1997), Atlas al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía (Madrid, 2010), Histoires de fantômes pour grandes personnes (con il fotografo Arno Gisinger) al Fresnoy, a Rio de Janeiro, a Beirut e al Palais de Tokyo (Parigi), Memory Burns a l’OCAT (Pechino, 2015) e Soulèvements al Jeu de Paume (Parigi, 2016), a Barcellona, Buenos Aires, San Paolo e Città del Messico (2017-2018).

 


TALK / Georges Didi-Huberman

Fare - The MAST Collection

Ispirazioni da collezione

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Ispirazioni da collezione

THE MAST COLLECTION

Dai primi anni 2000 la Fondazione MAST ha acquisito immagini legate al mondo dell’industria e del lavoro da case d’asta, gallerie d’arte, collezioni private, da fotografi e artisti. Il patrimonio di immagini si è arricchito negli anni, con testimonianze fotografiche e video che hanno ampliato il fondo iniziale, quello del Gruppo Coesia, che data ai primi del Novecento ed è costituito da filmati, negativi su vetro e su pellicola, stampe, album e cataloghi degli stabilimenti, dei luoghi del lavoro e dei lavoratori, così come delle macchine e dei prodotti industriali.

La fotografia è sempre traccia di un tempo preciso e quindi anche di una tecnologia, che rispecchia l’innovazione di quel momento storico. Attraverso queste numerose acquisizioni si è definita una collezione non più esclusivamente legata al gruppo industriale, ma alla storia dell’industria, del lavoro e della tecnologia. La raccolta conta oggi oltre 6.000 immagini tra fotografie e video di celebri artisti, insieme a una vasta selezione di album fotografici di autori anonimi, spesso tecnici delle imprese che utilizzano lo strumento fotografico come mezzo per documentare diversi aspetti della loro professione. Accanto a opere di Edward Weston, Charles Sheeler, Margaret Bourke White, Germaine Krull, Thomas Struth, Dorothea Lange, Man Ray, per citare alcuni grandi nomi, la collezione MAST valorizza il mondo della fotografia, dagli interpreti più conosciuti ai cosiddetti anonymous. La forza e l’importanza di questa collezione risiede proprio nella sua eterogeneità, legata alla presenza di diversi linguaggi, da quello artistico a quello documentario, fino ad arrivare alla fotografia pubblicitaria e di identificazione. Oggi la collezione MAST si è affermata come punto di riferimento unico al mondo per quanto riguarda la fotografia dell’industria e del lavoro.

 

Con la mostra The MAST Collection. A visual alphabet of industry work and technology la Fondazione presenta per la prima volta una selezione di circa 500 immagini tra fotografie, album e video, tutte provenienti dalla collezione, che occupano l’intera area espositiva. L’esposizione, curata da Urs Stahel, è divisa in 53 isole tematiche caratterizzate da parole chiave in ordine alfabetico, dalla “A” di Abandoned si arriva alla “W” di Waste, Water, Wealth, illustrate dalle opere scelte, dall’Ottocento ad oggi, che diventano le coordinate di lettura e di scoperta di questo importante percorso. L’alfabeto industriale è quindi la linea che riflette la scelta curatoriale delle immagini. Un viaggio attraverso quasi duecento anni di storia, che intende stimolare una riflessione sull’importanza della collezione come strumento di conoscenza e che ha come fine mostrare e raccontare prospettive diverse e inedite del lavoro, da sempre legato all’uomo.

La collezione è quindi una realtà in divenire, che raccoglie e svela storie del passato e del presente, per delineare le prospettive del futuro.

 

SCOPRI DI PIÙ SULLA MOSTRA

 

Foto: Vincent Fournier, Kobian Robot #1 (Takanishi Laboratory), Waseda University, Tokyo, Japan 2010 © Vincent Fournier


Sguardi sul mondo del lavoro

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Sguardi sul mondo del lavoro

THE MAST COLLECTION

Dai primi anni 2000 la Fondazione MAST ha acquisito immagini legate al mondo dell’industria e del lavoro da case d’asta, gallerie d’arte, collezioni private, da fotografi e artisti. Il patrimonio di immagini si è arricchito negli anni, con testimonianze fotografiche e video che hanno ampliato il fondo iniziale, quello del Gruppo Coesia, che data ai primi del Novecento ed è costituito da filmati, negativi su vetro e su pellicola, stampe, album e cataloghi degli stabilimenti, dei luoghi del lavoro e dei lavoratori, così come delle macchine e dei prodotti industriali.

La fotografia è sempre traccia di un tempo preciso e quindi anche di una tecnologia, che rispecchia l’innovazione di quel momento storico. Attraverso queste numerose acquisizioni si è definita una collezione non più esclusivamente legata al gruppo industriale, ma alla storia dell’industria, del lavoro e della tecnologia. La raccolta conta oggi oltre 6.000 immagini tra fotografie e video di celebri artisti, insieme a una vasta selezione di album fotografici di autori anonimi, spesso tecnici delle imprese che utilizzano lo strumento fotografico come mezzo per documentare diversi aspetti della loro professione. Accanto a opere di Edward Weston, Charles Sheeler, Margaret Bourke White, Germaine Krull, Thomas Struth, Dorothea Lange, Man Ray, per citare alcuni grandi nomi, la collezione MAST valorizza il mondo della fotografia, dagli interpreti più conosciuti ai cosiddetti anonymous. La forza e l’importanza di questa collezione risiede proprio nella sua eterogeneità, legata alla presenza di diversi linguaggi, da quello artistico a quello documentario, fino ad arrivare alla fotografia pubblicitaria e di identificazione. Oggi la collezione MAST si è affermata come punto di riferimento unico al mondo per quanto riguarda la fotografia dell’industria e del lavoro.

 

Con la mostra The MAST Collection. A visual alphabet of industry work and technology la Fondazione presenta per la prima volta una selezione di circa 500 immagini tra fotografie, album e video, tutte provenienti dalla collezione, che occupano l’intera area espositiva. L’esposizione, curata da Urs Stahel, è divisa in 53 isole tematiche caratterizzate da parole chiave in ordine alfabetico, dalla “A” di Abandoned si arriva alla “W” di Waste, Water, Wealth, illustrate dalle opere scelte, dall’Ottocento ad oggi, che diventano le coordinate di lettura e di scoperta di questo importante percorso. L’alfabeto industriale è quindi la linea che riflette la scelta curatoriale delle immagini. Un viaggio attraverso quasi duecento anni di storia, che intende stimolare una riflessione sull’importanza della collezione come strumento di conoscenza e che ha come fine mostrare e raccontare prospettive diverse e inedite del lavoro, da sempre legato all’uomo.

La collezione è quindi una realtà in divenire, che raccoglie e svela storie del passato e del presente, per delineare le prospettive del futuro.

 

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Foto: Vincent Fournier, Kobian Robot #1 (Takanishi Laboratory), Waseda University, Tokyo, Japan 2010 © Vincent Fournier


Viaggio nel mondo del lavoro

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Viaggio nel mondo del lavoro

THE MAST COLLECTION

Dai primi anni 2000 la Fondazione MAST ha acquisito immagini legate al mondo dell’industria e del lavoro da case d’asta, gallerie d’arte, collezioni private, da fotografi e artisti. Il patrimonio di immagini si è arricchito negli anni, con testimonianze fotografiche e video che hanno ampliato il fondo iniziale, quello del Gruppo Coesia, che data ai primi del Novecento ed è costituito da filmati, negativi su vetro e su pellicola, stampe, album e cataloghi degli stabilimenti, dei luoghi del lavoro e dei lavoratori, così come delle macchine e dei prodotti industriali.

La fotografia è sempre traccia di un tempo preciso e quindi anche di una tecnologia, che rispecchia l’innovazione di quel momento storico. Attraverso queste numerose acquisizioni si è definita una collezione non più esclusivamente legata al gruppo industriale, ma alla storia dell’industria, del lavoro e della tecnologia. La raccolta conta oggi oltre 6.000 immagini tra fotografie e video di celebri artisti, insieme a una vasta selezione di album fotografici di autori anonimi, spesso tecnici delle imprese che utilizzano lo strumento fotografico come mezzo per documentare diversi aspetti della loro professione. Accanto a opere di Edward Weston, Charles Sheeler, Margaret Bourke White, Germaine Krull, Thomas Struth, Dorothea Lange, Man Ray, per citare alcuni grandi nomi, la collezione MAST valorizza il mondo della fotografia, dagli interpreti più conosciuti ai cosiddetti anonymous. La forza e l’importanza di questa collezione risiede proprio nella sua eterogeneità, legata alla presenza di diversi linguaggi, da quello artistico a quello documentario, fino ad arrivare alla fotografia pubblicitaria e di identificazione. Oggi la collezione MAST si è affermata come punto di riferimento unico al mondo per quanto riguarda la fotografia dell’industria e del lavoro.

 

Con la mostra The MAST Collection. A visual alphabet of industry work and technology la Fondazione presenta per la prima volta una selezione di circa 500 immagini tra fotografie, album e video, tutte provenienti dalla collezione, che occupano l’intera area espositiva. L’esposizione, curata da Urs Stahel, è divisa in 53 isole tematiche caratterizzate da parole chiave in ordine alfabetico, dalla “A” di Abandoned si arriva alla “W” di Waste, Water, Wealth, illustrate dalle opere scelte, dall’Ottocento ad oggi, che diventano le coordinate di lettura e di scoperta di questo importante percorso. L’alfabeto industriale è quindi la linea che riflette la scelta curatoriale delle immagini. Un viaggio attraverso quasi duecento anni di storia, che intende stimolare una riflessione sull’importanza della collezione come strumento di conoscenza e che ha come fine mostrare e raccontare prospettive diverse e inedite del lavoro, da sempre legato all’uomo.

La collezione è quindi una realtà in divenire, che raccoglie e svela storie del passato e del presente, per delineare le prospettive del futuro.

 

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Foto: Vincent Fournier, Kobian Robot #1 (Takanishi Laboratory), Waseda University, Tokyo, Japan 2010 © Vincent Fournier


Matthias Harder

Matthias Harder Matthias Harder

RASSEGNA
IL VALORE CONTEMPORANEO DELLE COLLEZIONI FOTOGRAFICHE

Come nasce una collezione fotografica? Come si rinnova? Quali sono le modalità di conservazione? Un ciclo di incontri sulla gestione e valorizzazione di un archivio, organizzato da Fondazione MAST nell'ambito della mostra The MAST Collection - A visual alphabet of industry, work and technology.

 

GIOVEDÌ 3 MARZO 2022
ORE 18.30
MAST.AUDITORIUM

TALK

MATTHIAS HARDER E DENIS CURTI
COLLEZIONI FOTOGRAFICHE: LA HELMUT NEWTON FOUNDATION

La Helmut Newton Foundation è stata creata da Helmut Newton nel 2003 ed ha sede in uno splendido edificio storico nel centro di Berlino. La Fondazione è dedicata alla promozione, conservazione e presentazione delle opere fotografiche di Helmut e June Newton. Le opere poliedriche, innovative e provocatorie di Newton vengono spesso presentate in dialogo con i lavori di altri artisti e fotografi.
Il Direttore della Helmut Newton Foundation, insieme a Denis Curti, racconterà questa straordinaria collezione di uno dei più celebrati fotografi al mondo.

Matthias Harder, responsabile della Helmut Newton Collection e Denis Curti, Curatore della casa dei Tre Oci di Venezia e autore del libro Capire la fotografia contemporanea, Marsilio Editori.


TALK / Matthias Harder, DENIS CURTI

Bazzocchi Pasolini

Bazzocchi Pasolini Bazzocchi Pasolini

MERCOLEDÌ 30 MARZO 2022
ORE 18.30
MAST.AUDITORIUM

 

PRESENTAZIONE EDITORIALE
 

MARCO ANTONIO BAZZOCCHI

ALFABETO PASOLINI

(Carocci)

 

Dialoga con Brunella Torresin

In collaborazione con Coop Alleanza 3.0


L’opera di Pasolini è un arcipelago di poesie, racconti, romanzi, saggi e film così vasto che per muoversi al suo interno sono necessarie almeno una mappa e una bussola. Il dizionario proposto in questo libro le offre entrambe: la mappa, in quanto passa in rassegna i lemmi fondamentali da cui è formato; la bussola, perché fornisce alcune indicazioni preliminari sul significato delle singole opere. Pasolini, infatti, non può essere rinchiuso nei confini di un’opera o di un genere, ma è un autore che continuamente li attraversa, anzi li sovverte.

Marco Antonio Bazzocchi è professore ordinario di Letteratura italiana contemporanea e Letteratura dell’età romantica all’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. Su Pasolini ha pubblicato: I burattini filosofi. Pasolini dalla letteratura al cinema (Bruno Mondadori, 2007) ed Esposizioni. Pasolini, Foucault e l’esercizio della verità (il Mulino, 2017).


 


Bibbia - Enzo Bianchi dialoga con Vito Mancuso

Bibbia - Enzo Bianchi dialoga con Vito Mancuso Bibbia - Enzo Bianchi dialoga con Vito Mancuso

SABATO 5 FEBBRAIO 2022
ORE 18.30
MAST.AUDITORIUM

 

PRESENTAZIONE EDITORIALE
 

BIBBIA
(I millenni, Einaudi)

ENZO BIANCHI DIALOGA CON VITO MANCUSO

 

La nuova edizione Einaudi della Bibbia si caratterizza innanzitutto per la nuova traduzione, non confessionale, frutto del lavoro di un'équipe di filologi ed esegeti fra i più autorevoli al mondo, profondi conoscitori dell'ebraico, dell'aramaico e del greco. Una traduzione che vuole rendere accessibile il testo biblico al lettore odierno, ma senza omogeneizzare le sue asperità linguistiche, culturali e teologiche.

La Bibbia è sempre disponibile a una lettura infinita, e non solo per le interpretazioni che sono sempre molte, come testimonia tutta la copiosissima letteratura dei commenti biblici, ma infinita perché diventa diversa a partire da chi la legge. Ci sono letture diverse nella fede ebraica, letture diverse nella fede cristiana, letture diverse di chi non è credente né in Dio, né in Gesú Cristo e legge la Bibbia come «il grande codice» secondo la ben nota espressione di Northrop Frye. Grande codice della cultura occidentale soprattutto, ma non solo! Per il non ebreo e il non cristiano, la Bibbia non contiene «la parola di Dio», ma resta una testimonianza scritta del pensiero umano che si esprime imputando al soggetto «Dio» parole e azioni che hanno un significato alto per l’umanità. Ma non si dimentichi che nella lettura della Bibbia anche il credente non potrà fare a meno di tutti gli strumenti umani necessari per leggerla, interpretarla e comprenderla. Nella lettura infinita c’è un cammino comune del credente e del non credente che deve assolutamente essere messo in rilievo e praticato senza sospetti. D’altronde, le chiese oggi riconoscono che la Bibbia, pur contenendo la parola di Dio, è innanzitutto parola umana, che gli autori sono autori umani, e che la Bibbia è un testo che va interpretato rifuggendo ogni lettura fondamentalista. Oggi possiamo dire che la Bibbia è la biblioteca che non divide, non separa, non apre a fondamentalismi, chiede l’affermazione della diversità, delle pluralità e dunque del dialogo perché essa è strutturalmente dialogica!

Enzo Bianchi è nato a Castel Boglione, in provincia di Asti, nel 1943. Nel 1965 ha fondato la Comunità di Bose, della quale è stato priore fino al 2017. Tra la sua ricchissima bibliografia segnaliamo i commenti al Cantico dei Cantici, Ruth, Lamentazioni, Qohelet, Ester (Lontano da chi?, Gribaudi 1984); Genesi (Adamo, dove sei?, Qiqajon 1994); L'Apocalisse di Giovanni (Qiqajon 1999). Da Einaudi ha pubblicato: La differenza cristiana (2006), Il pane di ieri (2008), Per un'etica condivisa (2009), Ogni cosa alla sua stagione (2010), L'altro siamo noi (2010), Fede e fiducia (2013), Dono e perdono (2014), Spezzare il pane (2015), Gesú e le donne (2016). Per i «Millenni» ha curato il volume Regole monastiche d'Occidente (2001) e progettato e diretto i tre volumi della Bibbia (2021).


In collaborazione con Coop Alleanza 3.0 e Librerie Coop

 

 


PRESENTAZIONE EDITORIALE / Bibbia - Enzo Bianchi, Vito Mancuso

PRESENTAZIONE EDITORIALE / Recalcati - Esiste il rapporto sessuale?

PRESENTAZIONE EDITORIALE / Lilli Gruber

Aggregatore Risorse

TALK E PROIEZIONE / John Landis

PRESENTAZIONE EDITORIALE / MASSIMO RECALCATI

Talk / Florian Ebner

Proiezione e talk / Paolo di Paolo - Bruce Weber

Rassegna cinematografica / Visiones

Summer School 2022

PRESENTAZIONE EDITORIALE / Elsa Osorio

TALK / Joachim Brohm

Laboratorio di Etica 2022

TALK / Martin Roemers

PRESENTAZIONE EDITORIALE / Massimo Recalcati, IVANO DIONIGI

TALK / Paolo Woods

TALK / Oscar Monzon

Talk / Doug Menuez

PRESENTAZIONE EDITORIALE / Marco Antonio Bazzocchi. Cento

talk / William Hunt

PRESENTAZIONE EDITORIALE / Recalcati - Pasolini

TALK / Timothy Prus

PRESENTAZIONE EDITORIALE / VITO MANCUSO - La mente innamorata

PRESENTAZIONE EDITORIALE / MARCO ANTONIO BAZZOCCHI - ALFABETO PASOLINI

TALK / Marin Karmitz, Francois Hébel

TALK / Georges Didi-Huberman

TALK / Matthias Harder, DENIS CURTI

PRESENTAZIONE EDITORIALE / Bibbia - Enzo Bianchi, Vito Mancuso

PRESENTAZIONE EDITORIALE / Recalcati - Esiste il rapporto sessuale?

PRESENTAZIONE EDITORIALE / Lilli Gruber

SPETTACOLO TEATRALE / Retrovie Tita Ruggeri

PROIEZIONI / Future Film Kids 2021

Foto/Industria 2021 — EVENTI

Foto/Industria 2021

MOSTRA / Richard Mosse - Displaced

TALK / Ferdinando Scianna

PRESENTAZIONE EDITORIALE / Vittorio Lingiardi

talk / SUKETU MEHTA

PROIEZIONE IN ANTEPRIMA / Anamei

PRESENTAZIONE EDITORIALE / Namsa Leuba

Rassegna cinematografica / Displaced

TALK / RIchard Mosse - Tristes Tropiques

Talk / Christian Viveros-Fauné

PRESENTAZIONE EDITORIALE / Recalcati - Il grido di Giobbe

PRESENTAZIONE EDITORIALE / Bazzocchi - Con gli occhi di Artemisia

TALK / Nello Scavo

TALK / Stefano Allovio

MOSTRA / Inventions

MOSTRA / MAST Photo Grant 2020

MAST PHOTOGRAPHY GRANT

CONTENUTI VIDEO / INCONTRI SULLA FOTOGRAFIA

Presentazione editoriale / Manuel Vilas

MOSTRA / UNIFORM

CONTENUTI VIDEO / INCONTRI CON GLI ARTISTI DELLA MOSTRA UNIFORM

TALK / Nido delle idee 2020

CONFERENZA / ECOLOGIA DELLA CREATIVITÀ

SCREENINGS / IL CINEMA IN DIVISA

TALK E CONCERTO / CLAUDIO LOLLI'S SOCIAL POETRY

TALK E PROIEZIONE / CRISTINA CATTANEO

MOSTRA / ANTHROPOCENE

TALK E PROIEZIONE / FILIPPO RAVENDA

PROIEZIONE / NOMAD

PROIEZIONE / LEVIATHAN

PROIEZIONI / FORESTE, DAI DESERTI ALLE PRATERIE

PROIEZIONI / SMOG JOURNEYS, AWAKEN

PROIEZIONE / IL VIAGGIO DI YAO

PROIEZIONE / PHOTO ARK

TALK / RECALCATI - LE NUOVE MELANCONIE

TALK E PROIEZIONE / FABIO TRINCARDI

PROIEZIONI / KIDS GREEN CHRISTMAS

PROIEZIONE / THE END OF THE LINE - AL CAPOLINEA

PROIEZIONE / CAMBIAMENTI CLIMATICI: LA GRANDE SFIDA

TALK E PROIEZIONE / TELMO PIEVANI

TALK E PROIEZIONE / MICHELE ALACEVICH

PROIEZIONE / IL POPOLO MIGRATORE

PROIEZIONE / BEFORE THE FLOOD

TALK E PROIEZIONE / GUIDO BARBUJANI

FOTO/INDUSTRIA 2019

FOTO/INDUSTRIA 2019 — EVENTI