Barbujani Barbujani

Giovedì 5 dicembre 2019
MAST.AUDITORIUM



Ore 18.30

Talk
Guido Barbujani
Sei milioni di anni di migrazioni umane

Oggi siamo 7 miliardi e mezzo e stiamo diventando una presenza ingombrante per il pianeta Terra, ma per milioni di anni abbiamo corso il rischio di estinguerci. Grazie allo studio dei fossili, degli oggetti lasciati dai nostri antenati e cugini preistorici, e (di recente) del DNA, molti aspetti di questa avventurosa vicenda cominciano a chiarirsi. Sappiamo che veniamo tutti dall'Africa; che l'evoluzione ci ha dotati di uno scheletro con parecchi difetti ma un grande pregio, un cervello molto grande; che fino a poco fa le nostre pelli erano scure; e che ci siamo espansi in tutto il pianeta attraverso una serie di migrazioni che oggi possiamo ricostruire con una certa precisione. In una fase in cui il tema delle radici, e dei diversi diritti che deriverebbero dall'averle in un posto invece che in un altro, domina dibattito sociale, è il caso di notare che la caratteristica principale che ha decretato il successo biologico della nostra specie è stata invece la sua grande mobilità e la sua capacità di adattarsi ad ambienti, fisici e culturali, molto diversi. 

Guido Barbujani, Dipartimento di Scienze della vita e Biotecnologie, Università di Ferrara

 

ORE 21.00

Proiezione
SAMSARA di Ron Fricke (USA, 2011, 99’)

In collaborazione con Human Rights Nights

Samsara è una meditazione visiva sulla natura e i popoli del mondo. Costituito esclusivamente da musica e immagini, è un’opera che tocca lo spettatore nell’anima. È difficile dire chi sia il protagonista principale: l’uomo, la natura, la bellezza? Ouverture su danzatrici tailandesi, poi meraviglie della natura orientale e monaci tibetani intenti alla creazione di un mandala; e ancora, cattedrali edificate dall’uomo a cui si accompagnano monumenti naturali. Di seguito, un progressivo avvicinamento al mondo occidentalizzato. Attraverso il passaggio dalla pace in natura alla frenesia metropolitana, si apre una dimensione antitetica, poi riverberata dai giochi di sfarzi e dai lussi sfrenati di Dubai, dalla città del Cairo, dagli allevamenti intensivi in Cina. Si fa strada un’idea di decadenza. I contrasti, si estendono poi alle barriere sociali e religiose, come le favelas che fronteggiano ai quartieri ricchi o la striscia di Gaza che solca la Palestina. Si scende a volo d’angelo sulla Mecca e, pian piano, si torna al luogo da cui prendeva le mosse il documentario, ovvero ai monaci tibetani, custodi di un sapere fondamentale per il genere umano: quello dell’effimero. Disinteressati ai beni materiali, essi non esitano a distruggere il Mandala creato in settimane di lavoro. Polvere alla polvere, ma anche la consapevolezza che la distruzione sia un bene necessario per una nuova e migliore rinascita.
v.o. con sottotitoli in Italiano