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ANDO GILARDI. FOTOTECA

Ando Gilardi (1921-2012) inizia a fotografare giovanissimo. Durante la Seconda Guerra Mondiale combatte come partigiano contro le forze nazifasciste e, proprio in questo periodo, matura la consapevolezza del potere documentale della fotografia.   
Nel 1945, per conto di una commissione interalleata riproduce, ordina e cataloga fotografie legate alle stragi nazifasciste che stampa come prove, utilizzate nel corso del processo di Norimberga ai criminali di guerra. 
Gilardi intuisce presto che le immagini si possono realizzare direttamente, ma anche prelevare da altri contesti e riutilizzare.  
Negli anni Cinquanta la sua attività è definita da un forte impegno di tipo sociale e politico. Esordisce come collaboratore della rivista Lavoro per la quale si concentra sul racconto della quotidianità di operai e contadini. In questi reportage l’uomo è al centro del suo interesse. Collabora anche come fotografo etnografico con diversi studiosi, tra cui Ernesto De Martino. Le sue fotografie mantengono un taglio diretto, non cercano il compiacimento estetico, intendono essere documenti, testimonianze nette, spesso accompagnate da dettagliate descrizioni testuali dell’autore.   
Tra il 1950 e il 1964 percorre l’Italia da nord a sud per documentare la vita degli operai, dei braccianti, delle famiglie. Le sue fotografie sono immagini intermedie che mostrano e raccontano, senza mai esibire il dramma degli eventi. Mantengono una distanza rispettosa e attenta, che riflette il suo modo di vedere la fotografia come strumento per raccontare la realtà.  
Oltre all’attività di fotografo, si dedica all’insegnamento e alla ricerca storica e teorica sull’immagine. 
Nel 1959 fonda a Roma La Fototeca Gilardi. L’intenzione è mettere insieme una banca dati di immagini, con l’obbiettivo di fornire materiale iconografico per libri, riviste e giornali. Nel 1967 trasferisce l’archivio a Milano.  
La Fototeca raccoglie oggi circa 500 mila immagini. L’oggetto della collezione non sono solo le fotografie di Gilardi, ma anche riproduzioni realizzate dallo stesso autore.  
Una gigantesca banca di immagini, dedicata alla raccolta e allo studio dell’iconografia, un territorio visuale che, in forma analogica, ricorda quello del Web.  
E proprio il Web, con la sua infinita possibilità di diffusione e moltiplicazione dell’immagine, porta a riflettere su una delle tante massime gilardiane: “Con il definitivo prevalere della supermatrice fotografica su ogni altra, la trasmissione dei messaggi visivi attraverso i canali del nuovo mezzo diventa ininterrotta e il consumo delle immagini consumismo. Le immagini sono certamente il primo prodotto della nuova civiltà industriale cui si possa riferire questo termine nel suo significato deteriore”.  Riflettere sull’immagine e sulle sue possibilità comunicative significa per Gilardi soffermarsi sull’uomo e sul suo tempo. 

Immagine: Erbario Mattioli, Anguria, XVII secolo © Fototeca Gilardi.

 

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