The pixelated Revolution The pixelated Revolution
martedì 11 ottobre 2022
ORE 21
MAST.Auditorium
SPETTACOLO TEATRALE
THE PIXELATED REVOLUTION
UNA CONFERENZA NON ACCADEMICA

Ideato, diretto e interpretato da Rabih Mroué
Produzione: Berlin Documentary Forum – HKW/ Berlin, dOCUMENTA 13 Kassel, Spalding Gray Award 2010 (Performing Space 122, New York), The Andy Warhol Museum Pittsburg, On the Boards Seattle, Walker art Center Minneapolis

Sovratitoli a cura di Laura Bevione per il Festival delle Colline Torinesi

In collaborazione con ERT Emilia Romagna Teatro nell’ambito di VIE Festival


Siria, 2011. Per strada, sotto gli occhi del mondo intero, cadono gli uomini che filmano la propria morte. Immagini di una rivoluzione. Rivoluzione dell’immagine.

A migliaia, armati di macchina fotografica o di cellulare, migliaia di manifestanti pacifici contrari al regime soffocante di Bashar Al-Assad, irrompono nelle strade. Nel caos, al volo, registrano l’evento stesso che stanno creando. In un attimo queste immagini mozzafiato appaiono su Internet, poi si diffondono in maniera massiccia, rivelando al mondo intero i tumulti della resistenza politica oltre che digitale. Poi la situazione si aggrava, la violenza si dispiega, si decuplica e le immagini diventano insopportabili. Nel mirino dei cecchini cadono gli uomini che, fino all’ultimo momento, filmano la propria morte.

Solo di fronte a noi, oscillando tra la gravità e il sorprendentemente ludico, l’irrequieto creatore libanese Rabih Mroué analizza e interroga le immagini travagliate della rivoluzione siriana e i meccanismi della loro produzione e si interroga sul ruolo che hanno foto e video dei nostri cellulari nella documentazione della storia contemporanea.
Mroué si lascia ispirare dalla visione di un video che mostra un uomo siriano filmare una scena con il suo telefono mentre il fuoco dei cecchini riecheggia di sfondo. Il video è traballante e sembra essere alla ricerca di qualcuno. Quando l’inquadratura si ferma su un cecchino, il siriano continua la ripresa, anche se il cecchino prende la mira e gli spara. Non ha mai cercato di correre. Perché? “Perché”, dice Mroué, “…l’occhio vede più di quanto non sia in grado di interpretare. Forse non capisce che è testimone della propria morte”. ”Sono molti i girati da telefono su scene di gravi ferimenti e morti come se la morte accada solo fuori dal video, come se fosse l’unico veicolo per mostrare la rivoluzione agli occhi del mondo”.
Mroué definisce la rivoluzione siriana “una guerra contro l’immagine”, contrapponendo i vecchi metodi del regime di Assad (torture e soppressioni medievali), ai moderni approcci digitali e wireless dei manifestanti. Riflette inoltre sul rapporto tra l’atto di documentazione del “qui e ora” con la morte, e il modo in cui la stessa viene percepita dal resto del mondo che osserva. Spostandosi tra le arti visive, il teatro e la storia, l’artista libanese offre prospettive alternative su alcuni avvenimenti (un tempo troppo lontani per essere capiti o troppo vicini per essere considerati), offrendo allo spettatore un dibattito avvincente nell’estetica della violenza. E non mancando di emozionarlo. 


Nato a Beirut nel 1967, Rabih Mroué ha sviluppato una pratica artistica versatile in cui assume, spesso contemporaneamente, le funzioni di attore, regista e drammaturgo, con una folgorante capacità di fotografare il contemporaneo. Radicato nel teatro, il suo lavoro artistico comprende video, installazioni, fotografia, scrittura e scultura.
Dal 1990 ha sviluppato, da solo o in tandem con la sua collega artistica Lina Majdalanie, straordinarie performance che confondono i confini tra le discipline in una fusione poetica di teatro, installazioni, performance art e video. Presentano opere che riflettono direttamente le realtà sociali e politiche del loro paese, mentre approfondiscono le questioni e le contraddizioni alla base della società libanese. In un'inaspettata mescolanza di documentario e finzione, in particolare con pezzi di lezione-spettacolo non classificabili come Make Me Stop Smoking (2006) o The Inhabitants of Images (2008), trasformano la realtà in narrativa. Artista iconoclasta le cui opere mettono costantemente in discussione i limiti della rappresentazione, Rabih Mroué pone l'umanità al centro del suo lavoro.
 

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